La grande disinformazione su Eluana Englaro

Lettera (e risposta) sulla donna di Lecco cui furono interrotte idratazione e alimentazione (cioè fu lasciata morire di fame e di sete)

Caro direttore, «è giusto che lo Stato possa dare la morte?». Posta così, la domanda non ammette altra risposta. Solo che è una domanda immorale. Proviamo a porre la domanda in altro modo: «È giusto che uno Stato laico possa dare la morte se questa è la sola ed accertata volontà della persona?». «È giusto che uno Stato laico obblighi a restare in vita vegetativa per 17 anni in base al principio di salvaguardare la vita (che non è vita) e contro la volontà della persona?». Distinti saluti.
Ermete Nustrini via email

Come si vede da questa lettera, dieci anni dopo la morte di Eluana Englaro, regna ancora grande confusione. La grande informazione, che in questo caso è stata “grande disinformazione”, ha fatto bene il suo lavoro. A parte il fatto che, così come il nostro lettore l’ha posta («è giusto che lo Stato possa dare la morte?»), noi quella domanda non l’abbiamo mai formulata. Ma andiamo avanti e arriviamo al punto. Che nel caso di Eluana Englaro ci sia stato un intervento decisivo da parte di vari organi dello Stato nel determinare il suo decesso, mi pare pacifico. È morta perché le sono state interrotte le cure, altrimenti avrebbe continuato ad essere accudita dalle suore Misericordine di Lecco. Dalle sentenze di tribunale fino alla decisione dell’allora presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che non firmò il decreto d’urgenza voluto dal governo Berlusconi, sono avvenuti dei fatti, non opinioni, gentile Nustrini. E questi fatti hanno provocato delle conseguenze, gentile Nustrini. Ed Eluana è morta, non perché l’abbia chiesto lei stessa, gentile Nustrini, ma perché alla Quiete di Udine le furono interrotte alimentazione e idratazione (cioè fu lasciata morire di fame e di sete).

Quindi la domanda non è immorale, come lei scrive, ma fattuale, basata su fatti ben precisi, verificabili, e che la cronaca documenta. Vi è stato chi s’è battuto per non farla morire di fame e sete (il governo di allora, il suo presidente del Consiglio, la Regione Lombardia guidata da Roberto Formigoni, il mondo pro life e alcuni laici illuminati, tipo Giuliano Ferrara) e altri che hanno agito in senso opposto (i giudici, Beppino Englaro, il governatore del Friuli Renzo Tondo, il capo dello Stato).

Ma, dicevamo, la grande disinformazione ha fatto bene il suo lavoro. Che la volontà di Eluana fosse quella di morire, lo dice lei. In verità, a me pare questo l’ultimo tentativo per farci credere che fosse stata Eluana (quando ancora non era in stato vegetativo! Diciassette anni prima!) a “scegliere” quella fine. In base a cosa si può presupporre tutto ciò? In base allo “stile di vita”? Suvvia, non siamo ridicoli.

Che lo stato vegetativo non sia vita è un’altra menzogna propagandata in questi anni dai corifei della dolce morte. Le basterà rileggere l’intervista che abbiamo fatto ad Eugenia Roccella qualche giorno fa, per riconsiderare per bene come stanno le cose, o rileggersi tutto quello che in questi dieci anni abbiamo scritto su Eluana Englaro, gli stati vegetativi e le grande menzogna dell’autoderminazione.

Foto Ansa