La fascinosa mancanza del Chisciotte

L’IMPOSSIBILITà DI AGGIUNGERE QUALCOSA AL CAPOLAVORO
DI CERVANTES. SI PUO’ SOLO RAPPRESENTARLO. ANCHE QUEST’ANNO FRANCO BRANCIAROLI CI PROVA SUL PALCO DEL MEETING

Ad aprire il Meeting, domenica 21 agosto alle ore 21, sarà lo spettacolo teatrale del Don Chisciotte, ideato e recitato da Franco Branciaroli del Teatro degli Incamminati.
Cosa significa essere ancora una volta al Meeting con lo spettacolo inaugurale?
Per ben tre volte ho fatto lo spettacolo inaugurale e si trattava di rappresentazioni di dimensioni enormi: nel 1989 il Miguel Mañara che si svolgeva durante tutta la notte attraverso Rimini e terminava verso le quattro del mattino. Nel 1990 c’è stato Assassinio nella Cattedrale e nel 1991 l’Antigone di Sofocle. Quindi non è la prima volta, ma questo è diverso e più breve – due ore – e per di più al chiuso.
Molti altri autori hanno messo in scena il Don Chisciotte. Qual è la difficoltà per un’opera così imponente, quale la difficoltà di scegliere un passaggio piuttosto che un altro, avendo in mente di far capire al pubblico la personalità del protagonista?
Bulgakov, ad esempio, ha riscritto il testo, quasi da presepe. è un’altra cosa, perché mettere in scena il romanzo è un discorso diverso. In fondo va bene qualunque episodio del Don Chisciotte, perché non si susseguono, non vanno intensificandosi col procedere della storia. Come l’Odissea, bastano due scene e Ulisse è sempre quello. è una storia orizzontale, non si accumula intensità, è un accumulo di bozzetti, tutte le scene hanno lo stesso valore. Puoi farlo anche al contrario, in fondo anche l’ordine temporale non conta. Basta prendere degli episodi, non è il caso di prendere tutta l’opera.
C’è qualche aspetto di Don Chisciotte che con la sua messa in scena si è cercato di sottolineare, piuttosto che l’amicizia con Sancho Panza o la celeberrima lotta contro i mulini a vento?
Aggiungere qualcosa al Don Chisciotte è improponibile, non c’è nulla da aggiungere. Il teatro lo può solo mancare, non lo può centrare, è già supercentrato. Non lo si dovrebbe mettere in scena, quel che si fa è un mancarlo. è il capolavoro assoluto dell’umanità, il romanzo più grande di tutti i tempi, è il primo grande romanzo – secondo me mai più eguagliato – quindi non si può aggiungere niente, puoi solo mancarlo. Il fascino sta proprio nella mancanza: non puoi agguantarlo, si è già agguantato da solo. Abbiamo pensato di mettere in scena anche gli autori. C’è Cervantes, c’è Cide Hamete Benengeli, che è l’arabo che secondo Cervantes l’ha scritto, c’è anche Miguel de Unamuno, che ha scritto un grande commento al Chisciotte, contestando Cervantes, c’è l’autore dello spettacolo. E l’ interessante è la presenza di questi autori. Rappresentare in sé le scena del Don Chisciotte è ozioso. è da sottolineare cosa dice Unamuno sul significato dei mulini a vento, piuttosto che la rappresentazione dei mulini. Questo è quello che faremo noi. In scena ci sono gli autori che hanno avuto a che fare con Don Chisciotte.
Lei che ruolo interpreta?
Io faccio Don Chisciotte e Sancho Panza riuniti in una persona sola, poi ci sono altri che fanno questa stessa coppia, non ce n’è una sola. Perché in realtà non c’è né Chisciotte, né Sancho Panza.