Sarà anche la più bella del mondo, ma la vostra Costituzione è da riformare (e il bau bau Berlusconi è una scusa)

Il corrispondente del quotidiano di sinistra Libération: «Arroccarsi in difesa di una Costituzione adatta a una situazione di 70 anni fa è folle»

In Italia sono in molti che a sinistra (soprattutto fra chi ha un passato da giurista o da magistrato, ma ormai ci si sono messi anche i guitti alla Benigni) sostengono che la carta costituzionale sia «la più bella del mondo e che quindi debba essere difesa sempre e in ogni sua parte». Sulla correttezza dell’idea, Eric Jozsef, corrispondente del quotidiano francese Libération non si pronuncia, ma ricorda, nel suo blog su Internazionale, che «una costituzione ha fondamentalmente lo scopo di definire le regole che permettono l’esercizio del potere politico (legittimato dal voto popolare) e di garantire l’equilibro tra i poteri». «Da questo punto di vista – spiega Jozsef – appare evidente che oggi le istituzioni italiane sono inadeguate» e che dunque, anche la Carta “più bella del mondo” è inadeguata.

COSTITUZIONE VECCHIA. Anche gli esponenti della stampa di sinistra francese, dunque, consigliano all’Italia una riforma costituzionale: «Il bicameralismo perfetto, il predominio di fatto del potere legislativo (compensato da un uso abnorme dello strumento del decreto legge da parte dei governi) e «lo scontro continuo tra potere politico e potere giudiziario mostrano tutti i limiti di un testo nato nell’immediato dopoguerra con l’imperativo – pensando al fascismo – di evitare di dare troppa forza all’esecutivo». Ma «in un mondo globalizzato che vive in modo accelerato, arroccarsi in difesa di una costituzione adatta a una situazione storica di settant’anni fa è semplicemente folle». Significa, spiega Joszef, «non volersi dotare di un governo in grado di prendere provvedimenti rapidi e incisivi e di far sentire la voce dell’Italia all’estero».

DEBOLEZZA DELL’ESECUTIVO.  «Si potrebbe obiettare che il sistema istituzionale tedesco, per esempio, assegna al parlamento un ruolo essenziale», afferma il giornalista di Libération. «È vero. Però esiste un differenza notevole ed è la stabilità dell’esecutivo tedesco, resa possibile dalla legge elettorale e dalla solidità e dalla funzionalità delle istituzioni». «Negli ultimi vent’anni, dal 1993 a oggi, come in un triste catalogo politico del Don Giovanni, in Germania ci sono stati tre cancellieri, in Francia quattro presidenti della Repubblica, “ma in Italia son già” dodici presidenti del consiglio».

BERLUSCONI, FALSO PROBLEMA. «Insorgere davanti ogni prospettiva di sistema semipresidenziale», come parte della sinistra italiana prosegue a fare, spiega Joszef, «significa preferire la democrazia formale a quella reale». Opporsi alle riforme a causa dell’assenza di democrazia non ha senso. Inoltre «perfino Silvio Berlusconi, con il suo potere economico e il suo impero nei mezzi di comunicazione, ha perso delle elezioni». «Ha partecipato sei volte, vincendone tre, perdendone due e pareggiandone una». «In fin dei conti, la storica ossessione per il rischio dell’uomo forte ha fatto dimenticare l’Italia debole. Il paese è debole per le sue istituzioni che non garantiscono efficienza e stabilità ai suoi governanti. Debole per il suo peso sempre più relativo nel mondo, come succede ad altre nazioni europee».