La cosa più bella del libro di Piccinini è Piccinini stesso

Cesana e Prosperi hanno presentato al Meeting “Il fuoco sotto la cenere”’ in cui sono raccolti gli interventi del medico scomparso nel 1999

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A don Giussani piaceva consigliare libri ai suoi. «Ma nei confronti di Enzo aveva una preferenza, anche perché sapeva che, oltre a leggerli, li capiva». Ieri al Meeting di Rimini è andato in scena uno strano incontro. Davide Prosperi, vicepresidente della Fraternità di Cl, e Giancarlo Cesana, medico, per anni strettissimo collaboratore di don Luigi Giussani, hanno parlato di un testo che raccoglie le presentazioni di quattro libri. Si tratta di Il fuoco sotto la cenere, volume appena pubblicato dalla Società editrice fiorentina, che contiene degli “inviti alla lettura” di quattro grandi romanzi: Vita e destino di Vasilij Grossman, Corpi e anime di Maxence van der Meersch, Ilia e Alberto di Angelo Gatti e Lettere sul dolore di Emmanuel Mounier.
Ma parlare e recensire un libro il cui autore parla e recensisce altri libri rischia di diventare un dedalo cervellotico da cui è difficile uscire. Meglio, dunque, come hanno fatto Cesana e Prosperi, concentrarsi sul “fuoco che cova sotto la cenere”, come da titolo del volume, che è la fiamma che spinse l’autore di quelle presentazioni, Enzo Piccinini, medico, grande leader di Cl, scomparso nel 1999, a girare mezza Italia per illustrare quelle opere. Facevano parte della collana dello “Spirito cristiano”, parole che oggi evocano poco o nulla, se non forse un generico afflato religioso, e che invece in questi testi assumevano il sapore forte della sfida a cercare un senso non scontato e accomodante in tutto, persino al male e al dolore, perché «non c’è niente di più anticristiano di chi cerca di mettere a posto la vita».
Giussani aveva una preferenza per Piccinini e Piccinini aveva una preferenza per quelli che incrociava nelle sue peregrinazioni. All’incontro del Meeting in una sala perfino troppo piccola per contenerli tutti, erano tanti i “figli” di questo medico che del suo incontro col movimento di Cl diceva: «Mi ha cambiato persino il temperamento». Perché il suo modo di parlare di quei volumi non aveva forse tutti i crismi della valutazione letteraria ma certamente andava al nocciolo della questione, sia che si trattasse degli insperati gesti di bontà nel conflitto tra tedeschi e sovietici, sia che si parlasse di bambine idiote fatte sedere a capotavola durante le cene tra grandi intellettuali. E il nocciolo della questione non sono solo i pur splendidi passaggi che Piccinini sa far emergere dai testi, ma Piccinini stesso. O meglio, lo spettacolo di una vita illuminata e trasformata dalla fede che rende più intelligenti, più acuti e più determinati. Se non più felici, di certo più consapevoli che la vita è sempre dramma, ma mai sciagura.

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