La Corte inter-americana per i diritti umani spalanca le porte ad aborto e fecondazione in America Latina

Con una sentenza ha ignorato la Convenzione americana sui diritti umani, su cui si basa, sancendo che un embrione non è una persona e non ha diritti assoluti rispetto alla madre.

La Corte inter-americana per i diritti umani (Iahr) ha emesso una sentenza che potrebbe aprire all’aborto e alle pratiche di fecondazione nell’America Latina. L’Istituto americano di ricerca sulla popolazione ha reso noto ieri che a fine dicembre la Iahr «ha emesso uno dei peggiori verdetti della sua storia». Secondo la Corte, chiamata a valutare la pratica della fecondazione assistita, un embrione non può essere considerato una persona fino a quando non è impiantato nell’utero della madre.

PORTE APERTE ALL’ABORTO. Inoltre, la Corte ha aggiunto che i diritti dei bambini non nati non sono assoluti ma possono confliggere con i “diritti alla salute riproduttiva”. Nonostante i giudici non abbiano esplicitato che cosa siano i “diritti riproduttivi”, secondo diversi documenti dell’Onu con questo termine si indica, in sostanza, il diritto all’aborto.

DECISIONI VINCOLANTI. Secondo l’Istituto di ricerca sulla popolazione la sentenza è «arbitraria e ideologica» dal momento che la Corte deve giudicare in base alla Convezione americana dei diritti umani, la quale sancisce nell’articolo 4 che «la vita va protetta fin dal concepimento». La Corte ha però ignorato l’articolo 4 . Continua l’Istituto americano: «La sentenza della Corte avrà conseguenze disastrose per l’America Latina perché, in un modo o nell’altro, le sue decisioni sono vincolanti in tutti i paesi della regione. Molti paesi sostengono addirittura che le sentenze della Corte hanno lo stesso valore degli emendamenti costituzionali».

FINE DELL’ARTICOLO 4. L’aborto, come la fecondazione, è attualmente vietato in quasi tutta l’America Latina soprattutto a causa dell’articolo 4 della Convenzione americana dei diritti umani. Ora che l’articolo, però, è stato reinterpretato e smentito dai giudici le legislazioni a favore della vita potrebbero essere abolite a colpi di sentenze.