La coerenza nell’incoerenza di Renzi, aspirante candidato al Senato

Ha le virtù del furbo e le qualità del saltimbanco. Non ne sbaglia una – sbattendo sempre – Matteo Renzi.

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Coerente nell’incoerenza. Ha le virtù del furbo e le qualità del saltimbanco. Non ne sbaglia una – sbattendo sempre – Matteo Renzi. Magnifico è il proclama: «Io alle prossime politiche mi candiderò ad Arezzo dato il mio legame con questa terra. I miei parenti stavano qui». L’ha detto il segretario del Partito democratico nel corso di un incontro pubblico per la presentazione del suo libro Avanti.

Coerente nell’incoerenza, l’uomo che tutto il mondo c’invidia, ci ha ovviamente scherzato sopra – «Non l’hanno voluto abolire? E io mi ci candido!» – e così la sfrontatezza messa in mostra davanti a un pubblico adorante ha dato frutto. Con tanto di video virale, una ripresa di Arezzo Tv, che ha consentito ai suoi corifei di valutarne lo spiccio pragmatismo, qualità prima del machiavellico capo dei post-comunisti d’Italia. Da tempo, narrano le cronache, Renzi valuta una sua candidatura alla camera alta, la stessa che nel disegno di legge del suo governo, poi bocciato dal referendum dello scorso dicembre, avrebbe dovuto scomparire per fare spazio a una camera delle Regioni.

È il coerente dell’incoerenza e nessuno potrà mai rinfacciargli – a modo di sgamarne i tic da magliaro – quando si presentò per la prima a Palazzo Madama per illustrare la proposta di riforma istituzionale, sottolineando in se stesso una sorta di sdoppiamento situazionista. Del tipo: sono qui ma per non esserci. Come a dire che la sua presenza fosse anomala e che come lui in quell’aula non avrebbe potuto esserci da parlamentare, avendo allora solo 39 anni mentre la Costituzione prescrive un’età minima di 40 anni per accedere agli scranni senatoriali.

Non aveva l’età ma adesso – come Gigliola Cinquetti oltre tutto – ce l’ha tutta, l’eleggibilità. Pronto a ricominciare la battaglia proprio dall’interno in quel palazzo che avrebbe voluto rottamare. Dopo di che, ecco, Arezzo. È il feudo di Maria Elena Boschi, la provincia d’Italia «dove si è preso più voti al referendum», quella «dove prendo più voti quando faccio le primarie», la città – vorremmo aggiungere – dove un unico nume tutelare stabilisce, per tramite spirituale, la missione di redenzione: la buonanima di Licio Gelli, nientemeno. Più coerenza di così c’è solo l’incoerenza.

Foto Ansa

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