La Chiesa anglicana dice no all’ordinazione vescovile delle donne. La proposta non passa per sei voti

La legislazione ha ottenuto la maggioranza di oltre i tre quarti del Sinodo. Ma la camera dei laici non ha raggiunto la maggioranza dei due terzi. Delusione per l’arcivescovo di Canterbury Williams e il suo successore Welby.

La Chiesa anglicana ha rigettato la legislazione che avrebbe permesso alle donne di essere ordinate vescovi. La proposta doveva ottenere il 75 per cento dei voti favorevoli nelle tre camere del sinodo: vescovi, pastori e laici. La proposta non è passata per soli sei voti nella camera dei laici: 132 si sono pronunciati a favore, 74 contro. Così, nonostante oltre i tre quarti del sinodo abbiano votato per l’ordinazione vescovile delle donne, la proposta non è passata.

DELUSIONE. Grande la delusione dell’arcivescovo di Canterbury Roman Williams, che lascerà l’incarico a dicembre, e del suo successore Justin Welby, che hanno fortemente appoggiato la nuova legislazione. Da 18 anni le donne possono diventare pastori nella Chiesa anglicana e la strada sembrava spianata per l’ordinazione vescovile ma il dibattito molto acceso di ieri al Sinodo ha mostrato una Chiesa divisa, dove molti membri hanno sollevato problemi teologici. La proposta, una volta passata al Sinodo, doveva essere ratificata dal Parlamento inglese e infine approvata dal capo della Chiesa anglicana, la regina Elisabetta II.

PROBLEMA TEOLOGICO. Il Sinodo aveva trovato un compromesso: la volontà delle chiese che non possono accettare un vescovo femminile deve essere «rispettata». Ma non è stato raggiunto un accordo su che cosa questo rispetto dovesse implicare. Prima del Sinodo era stata presentata una petizione da parte di 2.200 donne anglicane, in opposizione alla nuova legislazione. Secondo Susie Leafe, a capo del gruppo “Proper Provision”, «uomini e donne sono stati creati uguali da Dio, ma ci sono delle differenze nel ruolo che uomini e donne hanno all’interno della famiglia e nella Chiesa di Dio. Questo non significa essere tradizionalisti, perché molte giovani donne appoggiano la nostra petizione. Non è infatti un problema di uguaglianza, ma di teologia». La petizione chiedeva che quelle chiese che «non possono accettare questa legislazione abbiano il diritto a un vescovo alternativo, uno che condivida il loro punto di vista teologico su questo problema». La proposta ormai è stata rigettata e secondo i vertici della Chiesa anglicana ci vorranno circa cinque anni perché il problema venga ridiscusso.