La Camera ha riconosciuto le convivenze gay? È una balla cosmica

Il senatore Giovanardi spiega cosa contenga il provvedimento approvato in parlamento. «La gestione del Fondo sanitario integrativo non grava in nessun modo sul Servizio sanitario nazionale»

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Gentile direttore, chi ha letto i giornali italiani del 15 maggio ha appreso con sdegno che la famigerata “casta” dei parlamentari ne ha combinata un altra delle sue, estendendo l’assistenza sanitaria integrativa anche alle coppie gay, privilegio, sempre secondo la versione data dai giornali, negata al comune cittadino.

Vediamo, invece, la verità, come emerge dalla lettura degli atti dell’Ufficio di Presidenza della Camera, che naturalmente nessuno si è dato la briga di andare a consultare prima di scrivere:

  1. i parlamentari si pagano di tasca propria l’assistenza sanitaria integrativa, circa 6.000 euro all’anno che confluiscono in un fondo che ha natura privatistica e solidaristica;
  2. dal 2001 (presidenza Casini) era stata introdotta una norma che permette al parlamentare (pagando di più) di estendere i benefici del fondo anche al convivente “more uxorio”, qualora la convivenza si protragga da almeno tre anni e risulti da iscrizione anagrafica o atto notorio; l’on. Scalfarotto ha chiesto che il termine “more uxorio” (vivere come marito e moglie) fosse comprensivo anche del rapporto che intrattiene con l’uomo con il quale convive; martedì u.s. l’Ufficio di Presidenza della Camera ha cancellato dal regolamento il termine “more uxorio” ed ha introdotto il principio che il parlamentare può indicare come beneficiario dell’assistenza sanitaria integrativa un convivente da almeno tre anni;
  3. con questa modifica il Parlamentare può indicare un parente anziano, un fratello o una sorella, un amico o una persona con cui condivide una esperienza di laicato religioso, una persona di sesso diverso o dello stesso sesso con il quale può avere una relazione: la Camera non entra nel merito delle motivazioni ma si limita a constatare questa convivenza di solidarietà;
  4. la gestione del Fondo sanitario integrativo non grava in nessun modo sul Servizio sanitario nazionale; se ci saranno maggiori spese saranno i parlamentari a pagarle di tasca propria;
  5. in Italia esistono già altri fondi sanitari, come quello dei giornalisti che prevedono l’estensione al convivente e qualsiasi cittadino è libero di fornirsi di coperture sanitarie integrative di questo tipo.

Stando così le cose, è chiaro che non ho potuto che commentare positivamente la decisione dell’Ufficio di Presidenza della Camera, che introduce lo stesso principio contenuto nel disegno di legge che ho presentato al Senato con il titolo di “Contratti di solidarietà e convivenza” sottoscrivibili da tutti coloro che vogliono regolamentare davanti ad un notaio tutti gli aspetti patrimoniale ed assistenziali del loro rapporto, non necessariamente collegato a convivenze “more uxorio”, etero od omosessuali.

Sen. Carlo Giovanardi

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