Embargo russo anche su farmaci, auto e apparecchi sanitari? L’Europa, intanto, ha già pagato il conto

Mentre Bruxelles si lecca le ferite per i primi effetti negativi delle sanzioni e del conseguente blocco russo all’importazione di frutta e verdura europea, la Russia valuta la possibilità di estendere le misure

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Secondo il Corriere della Sera, dopo frutta e salumi, il blocco alle importazioni di prodotti made in Ue, messo in atto dalla Russia in risposta alle sanzioni europee e statunitensi, potrebbe estendersi nei prossimi giorni anche a farmaci, auto e prodotti sanitari. Lo ha riferito Dmitri Peskov, portavoce del presidente Vladimir Putin. Mentre sia sul versante russo sia su quello europeo è cominciata la conta dei danni economici già causati dalle prime misure restrittive messe in atto dall’una e dall’altra parte in conseguenza alla crisi ucraina.

Il 27 per cento delle auto immatricolate in Russia, fa notare il quotidiano di via Solferino, proviene dall’estero, così come anche il 46 per cento dei camion e il 13 per cento degli autobus. Tra i produttori ci sono gruppi come Fiat-Chrysler, Volkswagen e Renault, per i quali «la Russia è una delle destinazioni più interessanti: per vendere e per investire (1,3 miliardi di euro, lo stanziamento già programmato dai tedeschi)». Mentre la Opel, in Russia, scrive, ItaliaOggi, «ha già perso il 12 per cento nei primi mesi dell’anno». «La Gran Bretagna – prosegue il Corriere – non solo vende macchine per 1,6 miliardi di sterline (quasi 2 miliardi di euro), ma anche farmaci».

MILIARDI ANDATI IN FUMO Se una cosa è certa, però, è che finora le sanzioni non hanno giovato a nessuno. Il primo embargo deciso da Putin il 6 agosto, «il divieto di accesso a carne, pollo, pesce, latte, uova, frutta e verdura dovrebbe cancellare – scrive il Corriere – 31,2 miliardi di euro su un totale di 52 miliardi di export agroalimentare». È la stima cui Eurostat, l’ufficio statistico della Commissione, è giunto compilando «una classifica nell’ambito Ue, considerando il valore delle merci vendute alla Russia nel 2013». E la Commissione europea ha già stanziato «125 milioni di euro da dividere tra i produttori europei, ma solo di frutta e verdura».

«I Paesi potenzialmente più danneggiati – prosegue il Corriere – sono la Lituania (927 milioni di euro) e la Polonia (841 milioni), […] i due Stati che più hanno spinto per convincere l’Ucraina a firmare il trattato di associazione con l’Unione europea, in aperta polemica con la Russia». Seguono, poi, «la Germania (595 milioni), subito dopo l’Olanda (528 milioni), […] Danimarca (377 milioni) e Spagna (338 milioni). L’Italia è decima, con 163 milioni a rischio, alle spalle della Francia (244 milioni)». Anche la Confederazione italiana agricoltori e gli industriali prevedono per l’Italia «perdite stimabili tra i 100 e i 200 milioni».

TREMANO MOSCA E BERLINO. «La Confindustria tedesca – scrive ancora ItaliaOggi – parla di una perdita di 25 mila posti di lavoro. La Deutsche Bank calcola una diminuzione dello 0,5 per cento del pil tedesco, causata dalle sanzioni incrociate». E «l’autorevole Camera di commercio russo-tedesca prevede che le sanzioni colpiranno almeno un quarto delle imprese che fanno business con l’estero». Siemens, per esempio, «dovrà bloccare immediatamente un contratto di 90 milioni di euro per turbine e generatori ordinati da Rosneft», il gigante petrolifero finito sulla “black list” di Washington insieme a quello del gas Novatek, Gasprombank e Kalashnikov, la fabbrica di armi.
Anche l’economia Russa, però, ha pagato dazio alle sanzioni e al suo stesso embargo. Scrive il Corriere: «L’embargo ha sicuramente accelerato la corda di un’inflazione troppo alta (7,5 per cento in luglio). I capitali stranieri continuano a evaporare. La Banca centrale russa ha dovuto registrare la partenza di 44,7 miliardi di dollari (33,5 miliardi di euro) nella prima metà del 2014».

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