L’Isis costruisce le sue bombe comprando le parti da 51 aziende di 20 paesi

Il paese più coinvolto, secondo il rapporto, è la Turchia con tredici aziende seguito dall’India con sette

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Lo Stato islamico non potrebbe costruire i suoi ordigni esplosivi improvvisati (Ied) senza le componenti provenienti da 51 aziende di 20 diversi paesi. Lo rivela un rapporto di Conflict Armament Research commissionato dall’Unione Europea.

TELEFONINI E DETONATORI. Per «costruire le bombe quasi su scala industriale», si legge nel rapporto, l’Isis utilizza componenti facilmente reperibili dovunque sul mercato, come cavi, fertilizzanti chimici e telefonini, ma anche prodotti industriali come detonatori e speciali fusibili di sicurezza.

13 AZIENDE TURCHE. Il paese più coinvolto, secondo il rapporto, è la Turchia con 13 aziende seguito dall’India con sette. Poiché il governo turco si è rifiutato di collaborare con l’istituto che ha condotto indagini per 20 mesi, «non è stato possibile determinare se i regolamenti di Ankara siano efficaci nel tracciare i componenti». Non è chiaro infatti come alcuni prodotti, comprati magari da intermediari, possano entrare in Siria e Iraq. In particolare, i detonatori e altri componenti ad alto rischio sono stati spediti ad entità in Turchia e Libano.

UNICO DETERRENTE. Altre aziende coinvolte provengono da Stati Uniti, Brasile, Romania, Russia, Olanda, Cina, Svizzera, Austria e Repubblica Ceca. Secondo il rapporto, l’unico modo per evitare che alcune componenti utilizzabili per costruire bombe finiscano in mani sbagliate è «far sì che le aziende si dotino di un sistema di tracciabilità. Sarebbe un deterrente».

Foto Ansa


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