Ischia, terremoto. Boschi «Morti e danni dovuti alla mancanza di prevenzione»

«Dobbiamo aspettarci altre scosse. La protezione civile funziona. Quello che manca è la messa in sicurezza degli edifici». Intervista all’ex presidente dell’Ingv, Enzo Boschi

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Enzo Boschi, ex presidente dell’istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), è stato il primo ad accorgersi che le iniziali notizie sul terremoto che ha colpito l’isola di Ischia alle 21 di lunedì non quadravano: «Stavo guardando in televisione la diretta del telegiornale e ho visto case e palazzi crollati, cumuli enormi di macerie. Risulta che ci siano due morti e 39 feriti. Si è subito parlato di un terremoto di magnitudo 3.6, ma era evidente che si trattava di una sottovalutazione» racconta l’esperto a tempi.it. Non appena viste le immagini, Boschi ha subito scritto su Twitter la sua opinione, sostenendo che anche la profondità andasse verificata. In effetti, il sisma è stato poi classificato con magnitudo 4.0 e la profondità dell’epicentro è scesa a soli 5 km (mentre inizialmente si riteneva di 10 km). Come spiegato dal Corriere della Sera, il precedente valore di 3.6 rilevato dall’Ingv si riferiva alla magnitudo locale (ML), mentre il nuovo valore, modificato dopo mezzanotte, si riferisce alla magnitudo calcolata sulla base della durata dell’evento (MD). Le iniziali informazioni sulla magnitudo e sulla profondità, ha spiegato il nuovo presidente Carlo Doglioni, si basano su dati elaborati in automatico dal sistema informatico, ma servono poi delle analisi più approfondite per arrivare a quantificazioni precise.

PREVENZIONE E SCOSSE. «Il problema è che in Italia non si fa mai la prevenzione necessaria, quindi risulta poi normale che anche un terremoto non particolarmente forte provochi tutti questi danni» spiega Boschi. Ora dovremo aspettarci nuove scosse di assestamento, anche più forti, e pertanto, sostiene l’ex presidente, bisognerà adottare tutte le misure di sicurezza per mettere al riparo abitanti e turisti. «L’Italia, lo sappiamo, è molto sismica e diverse zone hanno le stesse caratteristiche: una prima scossa seguita a catena da altre di uguale o maggior intensità. Ma questo ormai dovrebbe essere una cognizione acquisita, è sempre stato così anche in passato, in Friuli e in Emilia nel 2012, in Irpinia nel 1980, a Belice nel 1968 e via dicendo».

SICUREZZA. Per far fronte a questa prospettiva, di cui è necessario prendere atto, è urgente far partire i programmi di prevenzione. «La protezione civile funziona molto bene, ha agito con prontezza, è informato su tutti i pericoli del caso e sa come affrontarli. Quello che ancora ci manca è la messa in sicurezza degli edifici. Le vittime causate dai terremoti sono dovute solo al crollo degli edifici, perché questi vengono costruiti su terreni instabili e senza le dovute modalità antisismiche. Il risultato è che, oltre ai danni e ai morti, ne risentirà anche l’economia del posto: Ischia, come altre altre località italiane, vive soprattutto di turismo, ma la mancanza di forme di sicurezze rischia di far perdere l’attrattività del posto».

Foto Ansa

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