Io sto fermo dove sono dal ’69. Almeno non chiamatemi traditore, cari ex compagni di Ncd

Prima la Dc, poi il Ccd, poi l’Udc, infine Ncd. E ogni volta sentirsi dire che “dobbiamo allearci con la sinistra”. Il caso Giovanardi raccontato da Giovanardi

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti).

Vengo anch’io? No tu no! Vengo anch’io? No tu no! Ma perché? Perché no! Ricordate il ritornello tormentone della canzone di Enzo Jannacci? A me torna in mente tutte le volte che penso alla mia (lunga) storia politica.

Mi sono iscritto alla Democrazia Cristiana nel 1969 a Modena, dove la stragrande maggioranza della popolazione stava con il Partito comunista, Peppone, Togliatti e l’Unione Sovietica. Avevo 19 anni e mi sembrava di aver capito, frequentando la parrocchia e i salesiani, che don Camillo non era Peppone, De Gasperi non era Togliatti e che ci fosse qualche differenza fra Stati Uniti e Unione Sovietica.

Passano gli anni, divento consigliere comunale prima (12 democristiani, 8 di sinistra 4 centristi, fra cui io, e 29 comunisti su 50 consiglieri), poi regionale, e nel ’92 deputato, dopo aver nel frattempo contrastato nel partito chi localmente – la sinistra Dc modenese di Ermanno Gorrieri – mi voleva portare ad allearmi con il Pci.

Nel ’94 il colpo riuscì a Martinazzoli, che dichiarò morta la Democrazia Cristiana indicando come approdo naturale quello a sinistra, e allora assieme all’amico Pier Ferdinando Casini fondammo, per rimanere dove eravamo sempre stati, il Centro Cristiano Democratico.

Quattro anni dopo Clemente Mastella, uno dei cofondatori del Ccd, e Francesco Cossiga ci spiegarono che bisognava appoggiare il governo D’Alema. Con Casini riuscimmo a rimanere a fatica dove eravamo dopo una dolorosa scissione, ma 8 anni dopo, nel 2007, fu lo stesso Casini a rispiegarmi che l’Udc, erede del Ccd, doveva abbandonare il centrodestra e cercare alleanze a sinistra.

Ma quale “centrodestra”
Arriva a quel punto Berlusconi che fonda il Pdl, partito democratico, d’ispirazione cristiana, costola italiana del Partito popolare europeo, a cui aderisco, facendo pure parte dell’ufficio di presidenza. Sino a un giorno nell’ottobre del 2013 in cui il Presidente annuncia che il Pdl non esiste più.

Reso esperto dalle esperienze passate, aderisco allora a un partito che sin dal nome avrebbe dovuto avere una collocazione chiara, Ncd, Nuovo Centrodestra, alternativo alla sinistra, eccezionalmente e temporaneamente sostenitore delle larghe intese volute da Berlusconi, e qui oggi mi ri-rispiegano che si deve andare nel Pd o rendere permanente una alleanza strategica con il Pd. Ancora una volta protesto alla Jannacci. Resto anch’io? No tu no! Resto anch’io? No tu no! Ma perché? Perche no!

Proteste vane, perché volendo cocciutamente rimanere fermo dove sono sempre stato vengo accusato di essere trasformista, traditore, voltagabbana, come se in Italia fosse una incomprensibile stravaganza scegliere un’aerea politica alternativa alla sinistra senza che i tuoi compagni di viaggio vogliano trascinarti dall’altra parte.

Rivendico pertanto il mio diritto costituzionale di rimanere don Camillo (quello di una volta) senza che tutte le volte mi ri-ri-rispieghino che era meglio Peppone e che comunque don Camillo e Peppone sono la stessa cosa.

Carlo Giovanardi, autore di questo articolo, è senatore di Alleanza popolare fuoriuscito da Ncd