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Io, serbo senza futuro

giugno 30, 1999 Marini Barbara

L’incontro sui banchi dell’università con un giovane belgradese. In Italia non per turismo…

Bratislav Ilic è un ragazzo serbo di 25 anni. Se ne è andato perché l’unica cosa che gli offriva la sua Belgrado era l’incertezza del futuro. È arrivato a Perugia quattro anni fa, ha iniziato a lavorare, poi si è iscritto alla facoltà di Scienze politiche. Ha un fratello che studia a Trieste e la mamma che vive tuttora alla perfieria di Belgrado. Dopo due mesi che si sente parlare di serbi assassini, fa effetto conoscerne uno e accorgersi che in fondo è come me. È nato durante il comunismo e ne ha subito le conseguenze. Prima fra tutte la mancanza delle sue tradizioni. La sua famiglia è cristiana ortodossa e racconta le testimonianze della sua terra, i mille monasteri medievali. Quando tornerà si farà battezzare perché riconosce di appartenere a quella storia. Racconta della morte del padre che li ha educati a una grande semplicità. È di sinistra, ma ha sempre osteggiato il partito di Milosevic. Racconta della manifestazioni di protesta contro il governo: “Nel 1996 l’opposizione aveva vinto in molti comuni e il dissenso contro i brogli elettorali e la propaganda di regime cresceva; allora l’Occidente, spendendo lo 0,02% di quanto ha speso per bombardare la Serbia, avrebbe potuto sostenere gli oppositori di Milosevic. Invece lo si è lasciato nel suo potere”. Fino all’accordo di Rambouillet. “Un vero e proprio diktat della Nato che neanche l’opposizione avrebbe potuto accettare – spiega -. Milosevic è un piccolo tiranno venuto utile all’Occidente per far ribellare le minoranze”. Racconta che l’ultima volta che è stato a casa, a gennaio, ha sentito di guerriglieri dell’Uck nascosti nelle case dei civili che sparavano ai poliziotti e agli abitanti dei villaggi. “Non c’è guerra che si possa giustificare con diritti umanitari. I morti sono morti. C’è sempre stata violenza tra serbi e albanesi, ma in queste condizioni la convivenza pacifica sarà sempre più difficile. E l’America ci gioca, come a Risiko”. Spiega mentre racconta che vuole studiare per contribuire alla crescita della sua terra e ritrovarla un giorno come paese libero e democratico.

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