Intervistare Fatima, jihadista italiana, e sentire la necessità di precisare che «islam significa pace»

Postilla a margine dell’intervista del Corriere alla convertita che è diventata una militante dell’Isis. Massì, il “Medioevo è qui”

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Scusate la postilla in margine all’esclusiva del Corriere della Sera di ieri sulla ragazza italiana che ha abbracciato il Califfato dei tagliatori di teste. Eccellente storia diremmo, se non fosse che la pur brava cronista si perda in commenti da “dottrina Dario Fo”. Infatti, a cosa serve fare uno scoop per un grande giornale se poi ripeti a pappagallo luoghi comuni da media statale di serie C?

Succede a Marta Serafini, che dopo essere riuscita ad agganciare e a intervistare via skype Maria Giulia Sergio, 28 anni, ex studentessa di biotecnologie alla Statale di Milano, sposata con un militante dell’Isis e trasferita armi e bagagli nello Stato Islamico, in una paginata del giornalone di via Solferino sciorina tutti i peggio luoghi comuni che neanche Fantozzi avrebbe il piacere di definire boiate pazzesche.

Intanto, la sua interlocutrice non sarebbe una convertita al verbo islamico che, tagliando le mani ai ladri e uccidendo gli infedeli, applica coerentemente la sharia. No. Fatima alias Maria Giulia sarebbe una pazza, «la follia si respira in ogni sua sillaba», niente a che vedere con l’islam. Fatima è proprio fuori di testa, «va dritta per la sua strada di follia» e pensa in che equivoco è caduta la poveretta credendo che islam significhi “sottomissione ad Allah”, «non importa che islam significhi pace». Per fortuna c’è il titolista del Corriere che chiarisce e sintetizza in maniera perfetta il nocciolo dell’esclusiva: «Parla Fatima, jihadista italiana: decapitiamo in nome di Allah». Fosse per il commento di Marta, ti verrebbe da pensare che dietro la ragazza velata c’è una badessa cristiana.

Infatti, Fatima alias Maria Giulia «giustifica le violenze, le decapitazioni. Ed è disposta a vivere sotto il comando di uomini che stuprano, schiavizzano e decapitano le donne con l’accusa di stregoneria, esattamente come succedeva nel Medioevo. Solo che il Medioevo è qui». Ma quale “Medioevo è qui”?! Signorina, ha mai letto il compagno e storico Jacques Le Goff, che ha descritto per filo e per segno (e perfino dalle colonne del Corriere della Sera) le grandezze e la luminosità dei secoli che più tardi i tiranni si inventarono “bui” per indorare le pillole di epoche schiaviste e stragiste, diciamo così, più prossime al Novecento piuttosto che a mille anni indietro, grondanti sangue di olocausti e genocidi?

Massì, il “Medioevo è qui”. In uno scoop eccellente, ma con il solito tarlo luogocomunista della notte dove tutte le vacche sono nere.