Intervista a Tony Blair: “Un’anima per l’Europa”

Anticipazione. Pubblichiamo uno stralcio dell’intervista all’ex premier inglese Tony Blair che appare nel libro curato da Lorenzo Fazzini “Un’anima per l’Europa. Colloqui su Dio, ateismo e dintorni” (Edizioni Paoline, pp. 168, euro 14,50, in libreria dal 12 novembre). Blair sarà a Milano il 10 novembre per discutere con Giorgio Vittadini e Lorenzo Ornaghi

Tratto da  Lorenzo Fazzini, Un’anima per l’Europa. Colloqui su Dio, ateismo e dintorni, Edizioni Paoline, pp. 168, euro 14,50. In libreria dal 12 novembre.

Cosa intende per laicità: separazione totale o distinzione tra sfera religiosa e sfera politico-sociale? Quale la sua visione?
È ancora argomento di discussione se la “separazione” tra Chiesa e Stato significhi che lo Stato è neutrale, nel senso che non aiuta né intralcia le religioni, o sia imparziale, nel senso che le tratta alla stessa maniera. La mia personale preferenza, per l’Inghilterra, consisteva nel dire che il pluralismo domanda un uguale trattamento: di qui il mio appoggio per le scuole religiose islamiche o indù. Sono convinto che se le democrazie liberali rispettano il diritto alla libertà religiosa e all’uguale trattamento, a questo deve corrispondere una responsabilità civica, un dovere etico per tutti i cittadini: cioè, di non agire o di sostenere azioni contrarie ai principi di base della democrazia liberale. Lo dobbiamo fare per un dovere reciproco. Le diverse religioni hanno il diritto di esprimere la propria voce nella sfera pubblica e a questa voce non deve essere chiesto a priori di essere meno forte di quella laica. Le posizioni religiose non dovrebbero né essere privilegiate né tollerate in malo modo. A ciò corrisponde il fatto che gli interlocutori religiosi hanno il dovere di impegnarsi in un dibattito pubblico con argomenti razionali, offrendo evidenze stringenti, di natura religiosa o di altro tipo, alle proprie posizioni.

Quale rapporto tra fede e cittadinanza si augura?
Il mio ideale sarebbe quello per cui i cittadini possano portare nel dibattito il massimo di se stessi e delle loro posizioni religiose quanto il contesto merita, facendo in modo che le loro prospettive vengano argomentate e confrontate in modo civile e rispettoso da quanti vi si oppongono. Del resto la divisione tra quanti argomentano in maniera laica e religiosa è molto meno chiara di quanto pensiamo. La persona disabile che si batte contro l’eutanasia sta adottando una posizione laica o religiosa quando si riferisce al valore di ogni vita umana? Un cattolico che si oppone all’estensione dell’età legale per abortire, fa questo perché crede che sia sbagliato uccidere una persona umana indifesa o perché Dio e la Chiesa cattolica insegnano che l’aborto è un peccato? È cosa comune e tutt’altro che difficile muoversi tra registri laici e religiosi nel dibattito pubblico. In pratica, con buona volontà da entrambe le parti, si può trovare un compromesso. In una democrazia liberale noi non troveremo soluzioni consensuali e totalizzanti a queste domande. Dobbiamo cercare compromessi ragionevoli. Lotteremo in ogni momento per trovare quelli giusti. Ma io sono convinto che la precondizione per fare questo richiede rispetto e comprensione, un riconoscimento sociale delle diverse comunità religiose. Bisogna sviluppare la conoscenza religiosa, costruire società che siano a loro agio con la diversità, e cittadini capaci di dialogare con argomenti cogenti e competenti. Siano essi laici o religiosi.

Nell’agosto 2010 a Pechino lei ha sancito un accordo con la locale università statale e la sua Fondazione, presentando all’establishment cinese il cristianesimo come una possibilità per la Cina di creare «una comunità amichevole e famigliare» proprio nel contesto della crescita economica del gigante asiatico. Cosa può offrire in concreto il cristianesimo al mondo capitalistico di oggi?
Il progresso economico della Cina, straordinario e velocissimo, è stato il prodotto di una comprensione sofistica del capitalismo e della globalizzazione attuale. Ma questo ha portato, insieme a tutto ciò, un processo di cambiamento culturale con un suo proprio movimento, un inconveniente prevedibile e conseguenti criticità. I giovani si ritrovano senza una bussola morale. La responsabilità personale e la dignità umana sono state velocemente perdute come valori al cuore della società. Questo è il contesto in cui la religione e la formazione morale possono rendere un contributo significativo ad un vero sviluppo umano per una “comunità amichevole e famigliare” e per la costruzione di una “Nuova Cina”. L’elemento caratterizzante di una società capitalistica risiede nel fatto di costruire istituzioni sulla fiducia e sull’integrità degli imprenditori. La religione sta giocando un ruolo in tutto questo.

Ad esempio, in che modo?
Le industrie nella regione di Wenzhou, guidate da imprenditori cristiani, stanno offrendo ai loro lavoratori delle cure sociali “dalla culla alla tomba” e, cosa che non deve sorprendere, un’alta produttività e affari di successo. Queste reti di fiducia che permeano la vita urbana al di là dell’ambito tradizionale della fiducia, cioè la famiglia, sono vitali nel sostenere una società armoniosa, al di là che siano generati dal confucianesimo, dal cristianesimo o dal buddismo. Possiamo inoltre osservare una crescente integrazione delle università cinesi, che assumono un peso importante tra i grandi atenei nel mondo, con una condivisione di idee e di esperienze. In alcune università cinesi vi è un grande interesse per la filosofia cristiana così come in Occidente si riscontra un grande fervore per tutto quanto è cinese. La mia speranza è che i programmi universitari della mia Fondazione, che promuovono lo studio della fede e della globalizzazione, riflettano la promessa di questo ricco filone di lavoro interdisciplinare. Nell’evento cui lei si riferiva abbiamo visto una convergenza su questo; la Cina sta mostrando in campo culturale la stessa preparazione espressa nell’economia globale. Queste sono due componenti inseparabili nella traiettoria del XXI secolo. In seguito alla crisi economica del 2008 siamo dolorosamente consci dei pericoli di un capitalismo che non sia supportato da un robusto sistema di valori. È diventato chiaro che un sistema di valori simile e una rete di fiducia sono essenziali per un equo e sostenibile sistema economico. Questa è una delle dimensioni-chiave del nostro programma universitario. La mia Fondazione religiosa lavora con le università di Pechino, con la National University of Singapore, con Yale, Durham, Monterry (Messico), University of Western Australia, la McGill di Toronto. Stiamo portando leader internazionali nel campo del business, della politica, della ricerca e della religione nelle aule universitarie in giro per il mondo per esplorare il futuro del capitalismo e il modo in cui le diverse visioni del mondo e tradizioni religiose possono giocare un ruolo nell’assicurare un beneficio al nostro sistema finanziario.