Intervista a Eleonora, la mamma dell’unica bambina italiana nella scuola materna di Padova

«Ho letto che altre famiglie italiane hanno ritirato i propri figli prima dell’inizio dell’anno scolastico: chiedo solo perché? Con questi numeri l’integrazione non è equilibrata»

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Eleonora Baccaro ha scritto una lettera al sindaco di Padova per raccontare quanto visto qualche giorno fa, accompagnando la propria bimba di tre anni alla scuola materna statale Quadrifoglio. Eleonora ha descritto il suo stupore quando ha visto che la sua bambina è l’unica italiana tra altri 65 coetanei di varie nazionalità: «Ma non voglio che strumentalizzino le mie parole. Non è questione né di razzismo, né di religioni diverse. Ho solo voluto sollevare l’attenzione su un dato di fatto» spiega Baccaro a tempi.it, sottolineando ripetutamente che «io non sto sindacando sulle scelte degli altri» e che «mia figlia dall’inserimento alla materna torna felice, è serena, e questo per me è l’unica cosa che conta davvero».

La sua lettera al sindaco è stata pubblicata da vari quotidiani. Vi si legge: «Sono molto preoccupata per quello che sta accadendo alla Quadrifoglio. Far partire una scuola intera con 65 bambini stranieri e uno solo italiano mi sembra una scelta educativa e didattica molto sbagliata».
Preciso che le mie considerazioni sono state montate e strumentalizzate: quelle che mi sta leggendo non sono le parole che ho usato. La mia comunicazione era di appena tre righe, con le quali ho voluto solo raccontare lo stupore mio e di mio marito nell’accompagnare il primo giorno di scuola mia figlia alla materna statale. Abbiamo riscontrato dal punto di vista numerico una sproporzione tra le etnie dei bambini iscritti. Dopo di che, con la mia lettera, io non ho chiesto spiegazioni, non ho sollevato un problema né una polemica. E non vado a sindacare tanto meno sulla scelta pedagogica, anche perché non ho strumenti per dire se la scelta è stata condizionata dalla mancanza di richieste di altri italiani di iscrivere a quella scuola i propri bimbi. Ho appreso dai giornali che c’erano altre quattro famiglie italiane che avevano inizialmente iscritto i loro bambini nella stessa scuola, ma prima dell’inizio li hanno ritirati. Non conosco queste persone, né ho contatti diretti, ma quello che leggo mi ha fatto sorgere una domanda. Se fosse vera quest’informazione, perché li hanno ritirati?

Lei pensa che con queste proporzioni numeriche sia possibile un’integrazione tra i bambini? La coordinatrice della scuola Quadrifoglio ha spiegato che «siamo una scuola multietnica» anche se ha ammesso che, pur con tutti gli sforzi, «in questo contesto la nostra buona volontà ed efficienza non bastano».
L’integrazione, di qualsiasi etnia si parli, avviene se c’è un numero proporzionato. In questo caso, è vero che il Quadrifoglio è una scuola che si definisce multietnica: io dico solo che ci sono molte etnie, ma quella italiana è in netta minoranza. Mia figlia è l’unica bambina italiana di tutto l’istituto. Vorrei precisare una cosa. Mi è stata attribuita una frase, nella lettera pubblicata, nella quale mi ponevo il problema di come fosse possibile con così tanti bambini di culture e religioni diverse, insegnare la religione cattolica o pensare alle recite di Natale dei bambini. Io non ho mai scritto queste parole: la scuola statale prevede già un’ora di insegnamento della religione cattolica. L’educazione quindi non viene a mancare. Qualora ci si viene a trovare con bambini di religione diversa, l’ora di religione per chi non la fa è sostituita da un’ora di laboratorio “alternativo”. Secondo me quello che fa la differenza non è tanto la possibilità di fare la recita a Natale, ma sicuramente che le insegnanti abbiano a cuore il bene del bambino. In questo caso si tratta di bimbi tra i 3 e i 5 anni, e possono giocare e socializzare. Questo è quello che li fa stare bene e questo avviene. Con la mia lettera ho solamente voluto dire che è importante fare delle considerazioni sui numeri e le proporzioni tra gli iscritti. Al quarto giorno di inserimento nella materna, ogni altra considerazione sarebbe prematura. Posso dire che la mia bambina va a scuola contenta, gioca con i nuovi compagni in modo del tutto naturale e sta bene. Vedo che le insegnanti sono preparate e competenti, che si adoperano per fare stare bene la mia bambina come tutti gli altri, non ho motivi di fare polemiche. Infatti ribadisco che non ho intenzione di ritirare la bambina da quest’istituto, perché lei è serena e sta bene.

Lei ha un’altra bambina, poco più grande, che prima frequentava la scuola Quadrifoglio. Poi lei ha notato una piccola regressione linguistica e ha deciso di iscriverla in una scuola privata. Pensa che c’entrasse il fatto che si trovava per lo più tra bambini stranieri?
Ogni individuo è un bambino a sé con delle esigenze diverse. Mia figlia maggiore fino allo scorso anno era in questa scuola, e non aveva nessun tipo di disagio. Ci siamo semplicemente resi conto che c’è stata la piccola regressione linguistica ma da cosa fosse data non lo so. Abbiamo preferito allora darle un’alternativa e iscriverla in una scuola che segue il metodo Montessori, un po’ anche per dividere le due sorelle. Essendo vicine d’età, con un solo anno e mezzo di distanza, abbiamo preferito che camminassero su percorsi distinti per mantenere tra di loro un rapporto equilibrato e indipendente. Se avessi avuto qualche dubbio sulla struttura della Quadrifoglio o sulle frequentazioni, non avrei certo iscritto lì la secondogenita. Non ho avuto alcun motivo di dubbio. Nel caso di mia figlia maggiore, gli italiani erano circa 8 bambini su 66, in media due o tre per sezione. Il problema che pongo non è sulla scuola. Chiedo semplicemente perché le famiglie italiane quest’anno abbiano ritirato i loro figli, se è vero ciò che si legge.

Dopo la pubblicazione della lettera ha avuto modo di parlare della sua osservazione con le insegnanti, o ha ricevuto commenti da parte loro o di altri genitori?
No, nessun commento da parte di nessuno.

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