Ingorghi solidi nella società liquida. I corpi intermedi come simbolo di libertà

La società che chiamiamo “liquida” esalta e tutela le esigenze, le aspirazioni, le voglie e anche le incertezze e le patologie dell’individuo. Servono corpi che facciano “resistenza”

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«Non ci sono parole per esprimere l’abisso che corre fra l’essere soli e l’avere un alleato. Si può concedere ai matematici che quattro è due volte due; ma due non è due volte uno: due è duemila volte uno». (G. K. Chesterton)
La società che chiamiamo “liquida” esalta e tutela le esigenze, le aspirazioni, le voglie e anche le incertezze e le patologie dell’individuo. Purché, appunto, il tutto resti liquido, in quello stato, cioè, in cui la materia prende la forma data dal recipiente.
La dinamica con cui un potere assoluto si è oggi stabilito non è più quella ormai vecchia di una lotta tra parti o tra partiti: si è pensato bene di evitare conflitti onerosi semplicemente imponendo ed esaltando la solitudine del soggetto, preoccupato di sé, contento e insieme ansioso per il suo incerto benessere.
L’unica realtà non assimilabile da questa dinamica è il nascere di un legame tra due persone, stabilito non appena sulle pulsioni o sulle mancanze, ma su un’ipotesi di risposta, per sé e potenzialmente per tutti. Due persone, cioè, che generano un cortocircuito “solido” nel sistema, un “corpo intermedio” tra il potere e gli uomini soli, in forza di una risposta intuita e perseguita.
Quei due generano nuovi legami stabili tra persone fino a quel momento estranee, una nuova scaltrezza contro le minacce e un’intelligenza di strumenti e metodi adeguati al perseguimento dell’ideale.
Sviluppano cioè una prospettiva nella quale il loro bene è per il mondo, per tutti.
Dove sono oggi (politicamente, socialmente, ecclesiasticamente…) questi corpi intermedi? Chi li sostiene? Chi li tutela? 
Ne discutono lunedì 26 febbraio a Bologna Angelo Panebianco e Michele Rosboch, ospiti di Esserci. Ore 21, piazza di Porta Castiglione 4.

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