Aborto selettivo? È illegale ma per i magistrati inglesi perseguirlo «non è nell’interesse pubblico»

I medici che hanno violato la legge non andranno in tribunale. Per il Crown Prosecutor Service si tratterebbe soltanto di casi di «cattiva condotta professionale». Protestano pure i pro choice

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Perseguire il reato di aborto selettivo e portare in tribunale i medici che lo praticano non è «nell’interesse pubblico» inglese. Lo ha dichiarato la magistratura britannica, che ha spiegato di voler rinunciare alle accuse contro i medici londinesi colpevoli di aver compiuto aborti in base al sesso del concepito.
Benché l’aborto selettivo in Inghilterra sia illegale, per il Crown Prosecutor Service si tratterebbe soltanto di casi di «cattiva condotta professionale».

ILLEGALE. Lo scandalo degli aborti selettivi è partito da alcune inchieste del Daily Telegraph. Le prove finite poi nelle mani degli inquirenti dimostrano come alcuni medici di Londra abbiano accettato di violare la legge per eseguire aborti selettivi in base al sesso del concepito. Nonostante le evidenze, la Procura ha ritenuto di non portarli in tribunale, liquidando il problema come una questione deontologica.
La decisione, presa settimana scorsa, ha suscitato aspre critiche anche dalle associazioni pro-choice e femministe, favorevoli all’aborto. Non solo perché la Procura ha rinunciato all’azione penale contro chi ha violato una legge, ma perché si rifiuta perseguire un reato, come quello dell’aborto selettivo, che colpisce soprattutto le femmine.

DECISIONE «INCOSTITUZIONALE». Mentre il premier inglese David Cameron ha invitato a rispettare la decisione della Procura, difendendo «l’indipendenza» della giustizia britannica, un gruppo di 50 parlamentari trasversali a tutti gli schieramenti ha scritto al Procuratore generale per protestare contro una decisione che «pone i medici al di sopra della legge». I parlamentari sostengono che l’aborto selettivo «viene considerato solo una questione di cattiva condotta professionale mentre è illegale». I parlamentari ritengono che la decisione dei magistrati britannici sia «chiaramente incostituzionale».
Le misure di salvaguardia della legge sull’aborto del 1967 – spiegano i deputati britannici – devono essere adeguatamente applicate e fatte rispettare. I medici non sono al di sopra della legge e il General Medical Council non può essere un sostituto per i tribunali».

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