Inghilterra. Tutti contro il femminicidio, ma vietare l’aborto selettivo delle bambine «sarebbe un passo indietro»

Bocciato l’emendamento che voleva esplicitare il divieto alla pratica che ha fatto scomparire cinquemila bambine. Per proteggere la scelta delle donne di oggi, si eliminano le donne di domani

aborto-planned-parenthood-exposeLo scandalo inglese sull’aumento degli aborti selettivi si è sgonfiato non appena si è passati dalla teoria alla pratica. Cioè quando il deputato Tory Fiona Bruce ha proposto un emendamento all’Abortion Act del 1967 per esplicitare che abortire un bambino solo perché non si gradisce il suo sesso è proibito: il provvedimento legislativo, votato alla Camera dei Comuni, è stato bocciato da 292 parlamentari contro 201.

NESSUNO SI INDIGNA PIÙ. Ma cos’è cambiato da quando, nel 2013, tutti si stracciavano le vesti di fronte all’inchiesta del Telegraph? Il giornale svelò la presenza di medici (mai processati) che su richiesta praticavano aborti selettivi. Cosa è successo alle femministe che si indignavano di fronte ai numeri pubblicati all’inizio dell’anno scorso dall’Independent, scandalizzato dal fatto che mancassero all’appello del censimento nazionale circa 5 mila bambine? Persino Lord David Steel, promotore della legge sull’aborto, di fronte ai numeri pubblicati aveva dichiarato che «è davvero deplorevole, non era questo lo spirito della legge».

«SEMBRA IRRAZIONALE». Secondo Ann Furedi, direttrice del colosso abortivo inglese Bpas, lo spirito della legge era questo eccome. Era stata proprio la femminista ad uscire dal coro dell’ipocrisia, aprendo il dibattito che poi le avrebbe dato ragione: «Se le donne non sono felici del sesso dei figli possono abortire. (…) O accettiamo fino in fondo ogni scelta della madre, oppure no». Davanti a queste parole, perfino il quotidiano progressista Guardian affermava che sembra «irrazionale sostenere un sistema che permette alle donne di abortire delle femmine per proteggersi dalla furia patriarcale».

EMENDAMENTO BOCCIATO. Eppure, anche se l’84 per cento della popolazione inglese si era detta favorevole a vietare l’aborto selettivo, quando l’emendamento è stato presentato alla Camera dei Comuni tanti deputati si sono tirati indietro. «Il punto non è l’aborto selettivo, se sia giusto o meno. Qui si tratta di una donna che decide cosa fare del suo corpo», recitava l’editoriale del Guardian il giorno della votazione. David Cameron, invece, ammetteva la possibilità dell’aborto selettivo in base al sesso del feto «in casi eccezionali», come quando serve ad evitare «una malattia genetica».

«UN PASSO INDIETRO». Sembra che sia ancora politicamente scorretto non indignarsi di fronte al femminicidio, ma proteggere le bambine dall’aborto sarebbe troppo pericoloso: il mito dell’autodeterminazione femminile subirebbe un colpo. A quel punto, infatti, bisognerebbe difendere anche i maschi, i malati, i figli dello stupro e tutti i concepiti in generale. Il Congresso dei sindacati inglese la vede così: «Costringere una donna a partorire solo perché non ci piacciono le ragioni per cui lei vorrebbe abortire sarebbe un significativo passo indietro».