Non si può restare neutrali quando ci si trova tra le mani “L’imperatore di Portugallia”. Dio gli ignavi li vomita dalla sua bocca e questo Selma Lagerlöf, astuta provocatrice, lo sa
Selma Lagerlöf (1858-1940)
Ho un rapporto di amicizia coi miei libri. Di ciascuno saprei dire in quale momento sia entrato nella mia vita: so chi me lo abbia presentato, da chi l’abbia preso in prestito senza ridarlo (lo ammetto, è accaduto), ma anche dove fossi quando l’ho letto la prima volta, a quale classe l’abbia consigliato, a quale amico, perché, con che esito, con che sacrificio, e quant’altro. Ma uno dei miei libri preferiti resta per me un mistero: L’imperatore di Portugallia, di Selma Lagerlöf (1914). Questo romanzo straordinario, non so proprio come sia finito nella mia libreria.
Sembra quasi che ce lo abbia portato di nascosto un folletto o un intrigante troll, come quelli che i personaggi di Lagerlöf intravedono nelle ombre della foresta. Realisticamente, credo mi sia stato assegnato a scuola, non so se alla fine delle medie o all’inizio del liceo: ricordo di non averlo letto allora, o, se l’avevo fatto, l’avevo proprio letto male. Poi l’ho ripreso in mano da grande (peggio ancora, da papà), e giu...
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