L’Ilva verso la resa dei conti (e il conto lo paga Pantalone)

Grande è la confusione sotto il cielo di Taranto. Tutte le ipotesi prevedono in intervento dello Stato

Ilva

La situazione dell’ex Ilva rimane ingarbugliata. Ad aumentare la confusione la notizia, apparsa nei giorni scorsi, dell’esistenza di una trattativa tra il governo e ArcelorMittal per una fuoriuscita “ordinata” (cioè senza contenziosi) del colosso franco indiano previo il pagamento di una penale. Un miliardo, quello proposto da Mittal, più del doppio quello richiesto dal governo. Ma la presunta trattativa è stata mentita dalle parti.

4.700 esuberi

Domani è previsto lo sciopero dei sindacati, dopo che Mittal ha annunciato la sua intenzione, se mai dovesse rimanere, di licenziare circa 4.700 persone. Il punto è, appunto, questo: il 20 dicembre ci sarà l’udienza al tribunale di Milano sul ricorso dei commissari per impedire il recesso dal contratto. Per tamponare questa situazione, scrive oggi la Stampa,

«Palazzo Chigi sta studiando un fondo “straordinario” da 50 milioni, da inserire in manovra o in un decreto ad hoc, per i lavoratori ex llva in amministrazione straordinaria. E c’è anche un pacchetto di incentivi
rafforzati, con sgravi che arriverebbero al 100 per cento per tre anni, per chi assume lavoratori in esubero del polo siderurgico».

La resa dei conti

Insomma, dopo i pasticci dei mesi scorsi, con i grillini che si sono dati da fare, di fatto, per mandare l’Ilva a gambe all’aria, hanno tolto lo scudo fiscale (dando così a Mittal il pretesto che attendeva), due procure (Milano e Taranto) che hanno imposto agli indiani di comportarsi in due modi opposti, ora si arriva alla resa dei conti. E come va a finire? Che paga Pantalone. Cioè lo Stato, cioè il contribuente italiano.

Arrivano i cinesi?

Da settimane, sui quotidiani si avanzano le ipotesi più disparate, che hanno però tutte un denominatore comune: l’intervento statale. C’è chi scrive che, oltre al ripristino dello scudo, lo Stato interverrà attraverso una società come Invitalia o con Cassa depositi e prestiti (ma può?) pur di convincere gli indiani o altri investitori a farsi carico dell’ex Ilva. Da ultimo, proprio in questi giorni, è uscita la notizia che il ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, «ha attivato un contatto istituzionale per contattare il governo cinese e sondare la disponibilità dei suoi colossi siderurgici a intervenire nell’llva». Attenzione, però, anche in questo caso, l’operazione potrebbe avviarsi a patto di una «significativa presenza dello Stato italiano o di una sua emanazione (Invitalia, ad esempio) nella compagine azionaria».

Foto Ansa