Ilva, una sciagura per gli italiani, una festa per gli statalisti

Dai magistrati al governo, «le responsabilità sono molte e tradiscono la cultura anti-impresa del Paese», spiega Mingardi (Bruno Leoni). «E c’è chi si frega le mani perché lo Stato avrà un’altra occasione per giocare a salvare baracca e burattini»

Inferno Ilva, il Pd ci ripensa: dopo aver votato l’abolizione dello scudo penale voluto dai senatori Cinque stelle (prima firmataria Barbara Lezzi, ex ministro del Sud) , il capogruppo Graziano Delrio annuncia un emendamento per reintrodurre la tutela legale per ArcelorMittal; il presidente del Consiglio Giuseppe Conte dichiara che il governo sarà inflessibile («non si può pensare di cambiare una strategia imprenditoriale adducendo a giustificazione lo scudo o il non scudo penale che tra l’altro non è previsto contrattualmente»); il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli rincara, «non permetteremo ad Arcelor Mittal di ricattare lo Stato italiano mettendo sul piatto oltre 5 mila esuberi».

Sono trascorse 48 ore dalla pubblicazione della lettera con la quale il gruppo siderurgico ha annunciato l’intenzione di rescindere l’accordo di acquisto dell’Ilva e restituire l’azienda ai commissari straordinari: dopo il vertice straordinario a Palazzo Chigi oggi Conte incontrerà i vertici di ArcelorMittal per trovare una soluzione alla catastrofe che si tradurrebbe in una perdita immediata di circa 15 mila posti di lavoro, dell’1 per cento del Pil italiano, di oltre 4 miliardi di investimento in un momento in cui il Sud torna in recessione. E in un rischio grandissimo per l’economia e la credibilità italiana, come spiega a tempi.it Alberto Mingardi, direttore generale dell’Istituto Bruno Leoni.

Chi sono i responsabili e quali sono le responsabilità di quanto sta accadendo su Ilva? Passa il messaggio che in Italia non c’è spazio per gli investitori internazionali?
Le responsabilità sono molte e tradiscono la perdurante e diffusa cultura anti-impresa del paese. Nell’elenco dobbiamo mettere gli interventi a gamba tesa della magistratura, i diversi cambi di idee dei governi che si sono succeduti in questi anni (quanti “decreti Ilva” sono stati emessi?) e da ultimo il voltafaccia del governo attuale sullo scudo penale, che era una delle condizioni di accesso di Mittal (giudicata fondamentale anche dalla cordata avversaria, che includeva la Cassa Depositi e Prestiti). Difficile che gli investitori internazionali non possano giudicare severamente il caso e considerarlo l’ennesima fregatura. C’è chi si frega le mani perché ora lo Stato avrà un’altra occasione per giocare a salvare baracca e burattini, mettendo in campo la Cdp. È probabile che qualsiasi investitore straniero, se mai apre il dossier, chieda lui per primo l’intervento dello Stato. Che non fa il salvatore ma il salvagente, perché chiunque torni a pensare ad Ilva sa ormai che il rischio di naufragio è elevatissimo…

Chi ha già pagato per Ilva e chi pagherà ora per il ritiro della cordata franco-indiana?
Ha pagato la famiglia Riva ma ha pagato anche l’economia italiana nel suo complesso. Non possiamo lamentarci che perdiamo pezzi di produzione industriale e poi ritrovarci con la situazione di Taranto. Oggi è a rischio tutto l’indotto e anche l’economia di un’intera regione. Attenzione che se perde l’economia non è detto che vinca l’ambiente, perché a questo punto traballano gli investimenti per l’ambientalizzazione e, del resto, se chiudesse Ilva, chi paga la bonifica?

Si può immaginare un futuro senza Ilva? Quali saranno le conseguenze economiche e politiche (in particolare sul fragilissimo mercato del lavoro al Sud)?
Per carità tutto è immaginabile ma il problema è come ci si arriva. Pensare che il futuro di quell’area stia in altre produzioni e in altri settori è legittimo, ma il rischio di chiusura nottetempo di Ilva, in un contesto come quello pugliese, è insostenibile sotto il profilo occupazionale. Oltretutto Ilva non rischia la chiusura perché non è competitiva, quella è un’azienda che ai tempi degli odiatissimi Riva non sembrava destinata ad eclissarsi, ma per ragioni politiche.

Qual è il gioco del governo? Il ministro Patuanelli difende lo stabilimento ma l’abolizione dello scudo penale è nata da un’iniziativa dei senatori grillini, il Pd ha sempre sostenuto Ilva ma non ha impedito la retromarcia. Che diranno gli elettori?
Questa maggioranza mette assieme partiti che fino all’altro ieri si guardavano in cagnesco: il partito-sistema, cioè il Pd, e il partito anti-sistema, cioè i Cinque stelle. Devono trovare un collante ideologico che possa tenerli assieme senza che perdano la faccia davanti ai loro elettori. Un approccio molto marcato alle questioni ambientali mi sembra, oggi, il miglior candidato. Però evidentemente impone dei passi indietro a quell’anima “industrialista” che nel Pd in passato è stata molto forte.

Secondo Conte e Patuanelli non esiste alcuna clausola di recesso legata al cosiddetto scudo penale. Come dobbiamo leggere la mossa di ArcelorMittal?
Non mi pare Mittal stia facendo nessun gioco. Aveva assunto impegni a certe condizioni, le condizioni sono cambiate e si comporta di conseguenza.

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