Ilva, con difficoltà reperiti fondi per 600 operai già in Cassa integrazione

Ieri incontro tra i sindacati e il sottosegretario Michel Martone al ministero del Lavoro, per trovare i fondi della cassa in deroga per gli operai delle aree a freddo: sullo sfondo già si solleva il dramma dei prossimi 6.417.

Seicento lavoratori in cassa integrazione da novembre, cui presto si aggiungeranno gli altri 6.417 preannunciati in questi giorni: gli operai dell’Ilva di Taranto, attanagliati dalla morsa della crisi, del braccio di ferro Procura-Gruppo Riva, dei lavori di bonifica ambientale, sono quelli che pagano il conto più caro.  Ieri al ministero del Lavoro, il sottosegretario Michel Martone ha incontrato i sindacati dell’Ilva: è stato firmato un accordo con i sindacati Fim e Uilm (la Fiom non ha firmato) per la cassa integrazione in deroga di 600 dipendenti delle aree a freddo, che sono fuori dall’Ilva dallo scorso dicembre e per i quali la cig scadrà il 2 marzo. Inizialmente, lo scorso novembre, l’Ilva aveva avviato una procedura per 1393 operai, ma in effetti sono stati solo circa la metà quelli rimasti fuori dallo stabilimento. Tuttavia, come ha raccontato il rappresentante della Uilm Taranto a tempi.it, per molti di questi operai, vivere con i 700 euro della cig tra mutui e bollette e una famiglia da mantenere, significa il costante rischio di non raggiungere un livello minimo di sussistenza.

«RASCHIARE IL FONDO DEL BARILE». I sindacati, pressati dagli stessi lavoratori delle aree a freddo già in cig, intendevano usare l’incontro di ieri con Martone per avviare una discussione sulla nuova Cig preannunciata dall’Ilva, che coinvolgerà un minimo di 4.400 operai al massimo di 6.400 a Taranto, in due anni (contro, da parte dell’Ilva, l’assicurazione di nessun taglio al personale): i sindacati avrebbero voluto chiedere la riduzione del numero degli operai coinvolti, ma anche misure aggiuntive di sostegno al reddito da parte dell’azienda. «Abbiamo fatto firmare ai dirigenti dell’Ilva un impegno per questi due punti» ha spiegato Talò della Uilm, aggiungendo che «Martone ha preso l’impegno per trovare la copertura finanziaria: raschiando il barile, il governo riesce a garantire per i 600 operai la cig in deroga». Resta da capire, se è già stato difficile trovare le risorse per questi operai, come si potrà coprire il costo ben più alto dei prossimi.