Il Ttip è fallito?

Il vicecancelliere e viceministro tedesco dell’Economia, Sigmar Gabriel, ha dichiarato ieri che «di fatto è fallito il negoziato tra le due sponde dell’Atlantico»

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Articolo tratto dall’Osservatore romano – Non ci sarà il Ttip, l’accordo di libero scambio tra gli Stati Uniti e l’Unione europea. A quei pochi che ancora credevano possibile l’intesa finale, ha risposto ieri Berlino, rivelando che l’accordo è ormai lontano e i negoziati al palo.

Il vicecancelliere e viceministro tedesco dell’Economia, Sigmar Gabriel, ha dichiarato ieri che «di fatto è fallito il negoziato tra le due sponde dell’Atlantico», dando così voce a quanto molti analisti pensano da tempo, tra chi si rammarica per l’occasione perduta e chi è invece lieto di archiviare un capitolo risultato in effetti troppo complicato da scrivere fino in fondo. «I colloqui con gli Stati Uniti sono di fatto falliti perché noi europei, naturalmente, non dobbiamo soccombere alle richieste americane: nulla si sta muovendo in avanti» ha detto Gabriel, che si è mostrato più ottimista su un accordo di libero scambio tra Canada e Unione europea.

E se di “fallimento” si dovrà quindi parlare, a contribuire ― dicono gli esperti ― è stato anche il clima acceso dalla campagna elettorale in corso per le presidenziali americane. Donald Trump, il candidato repubblicano alla Casa Bianca, ha sempre detto di volersi opporre a ogni accordo di libero scambio con altri Paesi, e soprattutto con l’Europa in crisi. Trump non ha infatti esitato ad attaccare non solo il Ttip, ma anche il Nafta (accordo di libero scambio tra Stati Uniti, Canada e Messico), così come l’accordo transpacifico voluto da Obama per aprire un corridoio con l’Asia.

Una musica molto simile è giunta dalla candidata democratica, Hillary Clinton. Pur in un primo momento dalla parte di Obama, l’ex first lady ha poi nel corso della campagna elettorale preso le distanze dal progetto di un’area di libero scambio con il vecchio continente, in risposta al dissenso manifestato da una parte consistente dell’elettorato democratico, più vicino al rivale Sanders.
L’Amministrazione a Washington però spera ancora in una ripresa del dialogo e anche nelle ultime settimane non ha mancato di lavorarci, se non addirittura accelerando e intensificando gli sforzi. A quanto risulta non ha infatti mai interrotto, nemmeno durante la pausa estiva, i contatti con la controparte europea, alla luce anche del voto britannico sulla Brexit che ha senza dubbio complicato un tragitto già percorso a singhiozzi. Del resto, come ha osservato il tedesco Sigmar Gabriel, in quattordici round di colloqui le parti non hanno trovato un’intesa su un solo capitolo dei 27 sul tavolo. Troppo poco e troppo tardi: all’inizio dell’estate era stato anche il ministro dello Sviluppo economico italiano, Carlo Calenda, ad avvertire che il Ttip era in bilico: «Il trattato ― aveva detto Calenda ― secondo me salta perché siamo arrivati troppo lunghi sulla negoziazione» quindi «sarà molto difficile che passi. E sarà una sconfitta per tutti». Anche la Francia non ha mai nascosto le perplessità per quello che sembrava uno strumento unilaterale americano. La Transatlantic trade and investment partnership (nota appunto come il Ttip) era nata per creare la più grande zona di libero scambio al mondo. Ma le trattative si sono impantanate sui termini specifici dell’accordo, così come sullo shock seguito al voto della Gran Bretagna per lasciare l’Unione e per la crescente opposizione a un’intesa da parte di molti gruppi (aziendali e politici) europei. Fattori, questi ultimi che fanno sollevare seri dubbi sulla possibilità di raggiungere un’intesa entro la fine dell’anno, come sperato.

Foto Ansa

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