Il Paese dei Normali

Il tabaccaio dove vive il popolo

Di Fabio Cavallari
24 Maggio 2026
Ci passano i turisti. Quelli che arrivano e quelli che si credono arrivati. Ma l’anima è di chi torna ogni giorno.

Il tabacchino del paese è anche bar, ricevitoria, colazioni e aperitivi. Ci sono i fiori, gli oggetti antichi, il fiume che poco più avanti diventa lago.

Ci passano i turisti. Quelli che arrivano e quelli che si credono arrivati. Ma l’anima è di chi torna ogni giorno. Delle ragazze che servono senza fermarsi mai. Dei proprietari, innamorati del Monferrato, che dentro quel poco spazio portano formaggi e salumi che non ti aspetti. Scelte precise, quasi ostinate.

Fuori i tavolini. In mezzo una strada di paese dove tutti rallentano.

Oggi Roberto parlava con i cani. E i cani tacevano. Lo abbiamo chiamato subito l’amministratore delegato.

Frank è sempre vestito bene. All’alcol dà del tu. Ha passato gli ottant’anni ma guarda ancora la bellezza come uno che non ha imparato a difendersi.

Un’eleganza invidiabile

Stava andando a casa a cucinarsi una bistecca, dice di cavallo. Con Frank non si capisce mai dove finisca la realtà e inizi il personaggio.

Si è alzato. Due passi. Poi si è fermato.

Si è voltato.

Ha guardato l’amministratore delegato, sandali ai piedi.

Lo ha tenuto fermo nello sguardo.

“Complimenti”.

Una pausa.

“Tu hai piedi curati”.

Un’altra pausa.

“La tua è un’eleganza invidiabile, rara, quasi commovente”.

“Meglio di una puttana”.

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