Il Paese dei Normali
Il tabaccaio dove vive il popolo
Il tabacchino del paese è anche bar, ricevitoria, colazioni e aperitivi. Ci sono i fiori, gli oggetti antichi, il fiume che poco più avanti diventa lago.
Ci passano i turisti. Quelli che arrivano e quelli che si credono arrivati. Ma l’anima è di chi torna ogni giorno. Delle ragazze che servono senza fermarsi mai. Dei proprietari, innamorati del Monferrato, che dentro quel poco spazio portano formaggi e salumi che non ti aspetti. Scelte precise, quasi ostinate.
Fuori i tavolini. In mezzo una strada di paese dove tutti rallentano.
Oggi Roberto parlava con i cani. E i cani tacevano. Lo abbiamo chiamato subito l’amministratore delegato.
Frank è sempre vestito bene. All’alcol dà del tu. Ha passato gli ottant’anni ma guarda ancora la bellezza come uno che non ha imparato a difendersi.
Un’eleganza invidiabile
Stava andando a casa a cucinarsi una bistecca, dice di cavallo. Con Frank non si capisce mai dove finisca la realtà e inizi il personaggio.
Si è alzato. Due passi. Poi si è fermato.
Si è voltato.
Ha guardato l’amministratore delegato, sandali ai piedi.
Lo ha tenuto fermo nello sguardo.
“Complimenti”.
Una pausa.
“Tu hai piedi curati”.
Un’altra pausa.
“La tua è un’eleganza invidiabile, rara, quasi commovente”.
“Meglio di una puttana”.
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!