Il software più antico del mondo (e Leopardi)

Cari amici di Tempi, leggendo il libro The Game di Alessandro Baricco, nel quale si parla della rivoluzione digitale, cause e conseguenze antropologiche, mi sono imbattuto in questo testo e non ho potuto fare a meno di pensare al lavoro che stiamo portando avanti con gli amici dei Colloqui Fiorentini e con i ragazzi delle scuole, in preparazione al Concorso dei I Colloqui, questāanno dedicato allāopera di Leopardi.
Vorrei condividere con voi.
Tre amici sono ad un tavolo di un ristorante a parlare di web, di social e del rapporto tra questi e la realtĆ .
Ā«a un certo punto (…) la lei se ne esce con una frase che era: una volta, a un concerto dei National, era tutto cosƬ perfetto che la VITA NON AVEVA BISOGNO DI ESSERE ELABORATA e cosƬ non ho twittato niente, non ho fatto foto, non ho mandato WhatsApp, niente di niente. Lo diceva come di una cosa molto speciale, e in quel momento sono stato a sentirla, e forse ho capito una cosa che non avevo capito: che quel famoso piano inclinato non ĆØ solo il piano inclinato in discesa del gesto facile, digitale, veloce, comodo. Simultaneamente ĆØ anche un piano inclinato al contrario, in salita: cioĆØ che quando rimbalziamo pezzi di vita nellāoltremondo (web&co, ndr) stiamo ELABORANDOLA, quella vita, e se quindi imbracciamo il nostro smartphone invece di stare lƬ semplicemente a guardare, ascoltare e toccare, non ĆØ solo per lāistinto dello smidollato che non sa vivere, ma ĆØ anche per la ragione contraria, cioĆØ che la vita non ĆØ mai abbastanza, e noi saremmo capaci di più, per cui andiamo a prendercelo, quel qualcosa di più, ELABORANDOLA LA VITA, e spedendola in un oltremondo in cui, forse, lei sarĆ finalmente alla nostra altezzaĀ».Ā Alessandro Baricco, The Game.
Certo, dai tempi di Leopardi il contesto ĆØ āappenaā cambiato e se cedere di inganno in inganno alla prometeica ambizione di manipolare la realtĆ per renderla degna dellāumana altezza allora poteva essere privilegio di pochi ā la durezza della vita selezionava molte velleitĆ giĆ in partenza – oggi tale promessa ĆØ a portata di touch per chiunque.
Non è cambiato però, e questo mi sembra essere il punto di contatto interessante, il software più antico di tutti, quello che fa provare quel senso di sproporzione davanti ad una realtà il più delle volte insondabile.
La natura era tanto matrigna prima, quanto lo ĆØ oggi. Ć vero, la tecnologia a disposizione permette ora, in maniera più sofisticata e ingannevole, lāelusione di quella domanda, se non ancora di senso, di totale spiazzamento davanti alle morti delle tante Silvie, come davanti alla banalitĆ ā che banalitĆ poi non ĆØ ā di scegliere di esibire solo il profilo destro, perchĆ© mette meno in evidenza il difetto del mio naso, in un processo dolcissimo e molto seducente di autocensura e di auto modellamento; ma basta partecipare a qualcuno degli incontri in preparazione ai Colloqui che vengono fatti nelle nostre cittĆ per accorgersi che nella radice più profonda non ci siamo spostati di un millimetro: figli e ragazzi che appaiono dei marziani, con lo stesso bisogno come te di un perchĆ© che non ĆØ esauribile in nessun come. E i più audaci quella domanda te la buttano anche tra i piedi, non fosse altro per vedere se anche tu inciampi come loro.
PerchĆ© oggi come allora i conti non tornano per nessuno, e oggi come allora il nodo torna al pettine, cioĆØ torna quellāurto che, anche solo per un istante infinitesimale, ti assale nel cogliere negli occhi di lei che no, proprio non ce nāĆØ (o che al contrario ce nāĆØ e sei lo stesso sul ciglio di un baratro di cui non vedi il fondo);Ā nel sapere che tuo figlio ĆØ malato o che solamente, come te, prima o poi dovrĆ morire, per quanti emoji tu possa mettere accanto al suo ultimo post su Instagram; o che più semplicemente si manifesta nel gorgo buio che invade occhi, mente e petto quando, spento lāultimo schermo, girando la testa a destra sul cuscino viene su, cosƬ acido e improvviso da non poterlo deglutire, un riassuntivo: Ā«e quindi?Ā».
Non si vive dentro alla nostalgia di un passato dāoro, che poi dāoro non ĆØ mai, ma dentro un presente in cui però dal passato può venire in aiuto una voce straordinaria come quella di āLeoā, oggi più amico che mai, a dirci che solo la continua apertura di quella ferita ā una continua e dolorosa sequenza di apertura, sutura e riapertura – potrĆ iniziare una strada per una vita realmente ad opera dāarte e allāaltezza di ciò che il nostro cuore desidera, cioĆØ umana.
Alessandro Vergni via email
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!