Il ritorno di Dustin Hoffman in tv è “Luck”

L’Hbo non delude mai. È partita ieri sera in America Luck, serie ambientata nel torbido mondo delle corse dei cavalli. Protagonista Dustin Hoffman che, come molti suoi illustri colleghi, accantona il cinema per dedicarsi alla serialità televisiva. E il risultato lo premia

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La casa di produzione americana Hbo sforna di solito grandissimi prodotti, sia dal punto di vista dei contenuti che del successo di pubblico. Sex and the City, i Sopranos, Six Feet Under, Boardwalk Empire, sono alcuni nomi che hanno fatto della Home Box Office garanzia di qualità. Per questo ogni volta che viene annunciata una nuova serie c’è tanta attesa, che di solito non viene delusa. Luck, lanciata sugli schermi americani a dicembre, in un’anteprima antecedente al lancio ufficiale della serie – “pre-air” si chiama in gergo televisivo – è poi partita in pompa magna ieri sera con un doppio episodio. Nel ruolo principale, con la voce roca e lo sguardo un po’ traverso, niente meno che Dustin Hoffman.

Il protagonista del Laureato e di Rainman, qui interpreta Ace, un uomo appena uscito di prigione, dopo aver scontato una pena di tre anni, che ha come principale attività quella di scommettere sui cavalli. E così tutti gli altri protagonisti della serie, un Nick Nolte sempre con il cronometro in mano di pochissime parole, Porky Pig, un agente di fantini che balbetta, Turo Escalante, il boss a cui tutti devono fare riferimento. I cavalli sono gli altri protagonisti della serie, animali per cui non c’è pietà, non c’è affetto, sono solo mezzi da sfruttare il più possibile e che non devono mai tradire le aspettative di chi ha puntato sapendo quanto e come quelle bestie sapranno correre e battere i loro concorrenti. È solo “luck”, fortuna, che fa sì che un cavallo sia o meno in un giorno buono e sappia battere tutti, e il fantino al di sopra dovrà essere bravo a interpretare i segni della bestia di razza purissima che sta cavalcando o verrà rimpiazzato anche lui senza scrupoli.

La finezza del prodotto è evidente dalle primissime immagini, quelle della sigla, che intreccia le immagini dei protagonisti con un pezzo dei Massive Attack, Spitting the Atom, come già era stato per la versione italiana di House, con Teardrop. E dalle iniziative collaterali, come quella del New York Times che, visto il successo di critica e pubblico per il pre-air, ha pensato di mettere giù una lista di termini del mondo ippico non noti a tutti. Grandissime inquadrature più cinematografiche che televisive sui cavalli al trotto e un inizio complessivamente più lento dei soliti pilot, magari per abituare lo spettatore mediamente sprovveduto al clima torbido di scommesse clandestine, puntate e soldi riciclati.

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