«Il problema non sono i soldi, ma la speranza». Lettera di un parrucchiere che voleva “stare tranquillo” col fisco

L’aumento dell’Iva, l’Imu, la tassa sui rifiuti e i controlli “arroganti”. Storia di un piccolo imprenditore che voleva fare le “cose regolari”, ma che lo Stato tratta come un “presunto evasore”

Ieri abbiamo pubblicato un articolo di un avvocato e commercialista che raccontava come sia ormai difficile vivere e lavorare in Italia, dove fisco e burocrazia rendono impossibile una qualsiasi attività di spirito imprenditoriale. Un lettore ci ha inviato la seguente lettera che riproponiamo di seguito. Chi volesse raccontarci la propria vicenda può scrivere a redazione@tempi.it.

Carissimo direttore,
Sono titolare, ahimè, di una parrucchieria da 30 anni. Ho scelto di fare questo lavoro per amore e passione ed ho anche ottenuto un discreto successo. Questo bellissimo lavoro mi ha dato modo di mantenere una famiglia, di pagare il mutuo della casa, prima, e quello del negozio, poi. Faccio una sola settimana di ferie all’anno ma non mi lamento… anzi ringrazio Dio di tanta Grazia.
Da tempo ho deciso di non evadere sulla ricevute per potere “stare tranquillo”. Anche se so che quelli che non hanno mai avuto un’attività con collaboratori assunti non capiranno, posso dire che la tranquillità l’ho persa proprio a causa di questa scelta e del fisco che dice di voler essere mio amico. Ho avuto 5 controlli “normali” in tre mesi, tutti con esito negativo; infatti mi ritrovo senza un euro in tasca a fronte di un incasso più che soddisfacente, e la prego di credermi se le dico che non faccio assolutamente, né io né i miei, una vita dispendiosa, anzi.

Per la prima volta dal 1983, quest’anno sono indietro con i pagamenti dell’Iva (aumentata dell’1 per cento) e dei MIEI contributi Inps (aumentati del 8.5 per cento, ottoemezzo!). Quelli dei collaboratori sono riuscito a pagarli utilizzando lo scoperto di conto.
La cosa che mi ferisce maggiormente è vedere l’arroganza degli addetti ai controlli che ti considerano un evasore a prescindere; un “colpevole” da stanare. Le norme della Asl sono talmente scritte male che, le giuro, se vado a chiedere (come è successo) informazioni a tre addetti ricevo tre interpretazioni diverse (e tutte con minaccia di multa se non eseguo gli ordini).
Ora vengo a sapere che le lame con le quali sfiliamo i capelli sono considerate rifiuto speciale e quindi, con un modica spesa di 400 euro l’anno, dovrò chiamare uno smaltitore ufficiale, solo dopo essermi dotato di una pennetta Usb fornitami dal servizio igiene sulla quali inserire tutti i dati dei rifiuti “altamente tossici” che posso produrre tagliando, o al massimo colorando, i capelli. Questa pennetta è fornita al prezzo di saldo di 150 euro (una tantum però!).
Se voglio proteggere la mia vetrina dal sole devo (e lo faccio) sborsare 528 euro l’anno per la tenda da esterno che, proiettando un’ombra sul marciapiede, produce un’occupazione di suolo pubblico (sic!) sulla quale si paga una tassa. Consideri comunque il fatto che sono fortunato in quanto nel mio lavoro si riscuote subito! Altrimenti…

Io non desidero fare nessuna difesa dell’evasione fiscale, ma sinceramente penso che prima di parlare di lotta all’evasione si dovrebbe parlare di una riforma generale del fisco. La pressione fiscale REALE di una piccola impresa varia dal 67 al 70 per cento (dati ufficiali) altro che 48 (magari!).
Sono sinceramente pentito della mia scelta di denunciare tutto…
Lavoro 11 ore al giorno per 51 settimane l’anno eppure non riesco a uscirne fuori. Ho ridotto al massimo le spese del negozio e della famiglia (come tanti altri) ma non basta. È avvilente avere, grazie a Dio, il locale sempre pieno e sapere che per me non rimarrà LETTERALMENTE nulla o quasi. Ho paura di incappare in un controllo da redditometro perché si sa come funziona (e chi nega vuol dire che non sa come funziona un controllo approfondito dell’agenzia delle entrate), una multa te la becchi comunque. Loro ti contestano e tu devi dimostrare (da presunto colpevole) che non è come loro suppongono. Allora, nel caso potessi spendere, me ne guarderei bene dal farlo.

Il mio non vuole essere un lamento; io non sono “disperato”. Se penso a chi un lavoro lo ha perso ed il mutuo invece è ben presente ecc… No. Io sono avvilito per come lo Stato mi costringe a lavorare, per come mi tratta (un vacca da mungere, e pure con arroganza); sono avvilito perché probabilmente a luglio dovrò chiedere un prestito per pagare le tasse e l’Imu sul locale (è triplicata).
Tornassi indietro me ne guarderei bene dal fare una scelta “di coscienza” sperando che, pagando, tutti avremmo pagato meno. Si vede bene dove finiscono i nostri soldi… altro che riduzione delle tasse.
Dopo trent’anni mi trovo di fronte ad un bivio: continuo a farmi il mazzo per nulla o magari licenzio l’ultimo assunto (che però mi è utilissimo).

Sono arrivato a questa conclusione: Un mio ex collaboratore, anni fa, è andato in Inghilterra per frequentare un’accademia e poi là (beato lui) è rimasto. Mi ha proposto di andare in quel paese (dove addirittura un parrucchiere può affittare una postazione lavoro a chi ne ha – come me – i requisiti) e lavorare di nuovo con lui e magari aprire un locale più grande (basta un permesso e 2 giorni).
Non c’è bisogno di “fare nero” perché Sua Maestà i suoi sudditi li fa campare, e se hanno, come me qui, tanto lavoro, li fa campare pure bene. Complice il costo Low dei trasferimenti aerei e considerato il fatto che ho un figlia che sta finendo la seconda media, mi farò un annetto di pendolare, tanto per sistemare le cose (con la lingua, grazie ai miei ex prof, me la cavo bene) poi mi trasferirò con tutta la baracca.

La cosa tragica sa qual è? Che il mio principale collaboratore, viste le spese, non ne vuol sapere di prendersi l’attività che lascerò qui in Italia, e non creda che gli chiedo una cifra enorme. Il problema non sono i soldi, ma la speranza. Ecco la vera tragedia: l’aver tolto ad un 24enne bravissimo, che potrebbe economicamente e tecnicamente avere qualcosa di suo nel suo paese, la speranza di poter fare il lavoro che si ama in tranquillità sapendo che ci può star bene.

Me ne andrò, porterò via le figlie da questo paese dove chi lavora rischia il “carcere” e chi delinque, chi non paga, viene protetto da mille cavilli e lentezze. Mai avrei pensato di dire a giovani che frequentano il mio negozio: “andatevene”, ma purtroppo è così ed il primo a farlo sarò io.
Ho cominciato da zero una volta e saprò farlo di nuovo, l’unica cosa che non mi deve mancare è la Speranza.

Chiedo scusa per la poca chiarezza, ma i miei limitati studi non mi permettono di far meglio.