Il primo cantiere da “sbloccare” è la casa

«Bene sbloccare le piccole e grandi opere del paese, ma servirebbe anche incentivare i “piccoli cantieri privati”». Intervista a Giorgio Spaziani Testa, presidente di Confedilizia

Nei giorni in cui in Italia si fa un gran parlare di Tav e grandi opere, è giusto ricordare che esistono tante piccole opere e maggiormente diffuse su cui sarebbe importante fare una qualche riflessione. Pensiamo alla casa e al comparto immobiliare, un settore che se rilanciato potrebbe fare del gran bene alla nostra economia. È quello che chiede, ad esempio, Confedilizia, la storica organizzazione dei proprietari di casa per voce del suo presidente Giorgio Spaziani Testa.

Mercoledì arriva in Consiglio dei ministri il cosiddetto “decreto sblocca cantieri”. Che ne pensa Confedilizia?
Diciamo che va bene sbloccare le piccole e grandi opere del paese, ma servirebbe anche incentivare i “piccoli cantieri privati”. Si può fare in due modi: migliorare gli incentivi fiscali attuali, che vanno stabilizzati e perfezionati. E, due, prevedere delle misure che incentivino gli investimenti nel campo immobiliare. Scommettere su questo settore porta crescita e occupazione diffusa.

Circa un anno fa, prima delle elezioni del 4 marzo, la sua organizzazione assieme ad altre rese pubblico un “Manifesto per il rilancio del settore immobiliare” in cui elencavate in dieci punti le vostre richieste alla politica. Passato un anno, che bilancio possiamo fare?
Almeno un punto positivo c’è. È quello che riguarda la cedolare secca sugli immobili commerciali. Non c’è la stabilizzazione che chiedevamo, ma è importante che anche questo governo, sebbene sia stato molto critico con gli esecutivi precedenti, abbia riconosciuto la bontà degli incentivi.

Tuttavia, è un provvedimento che riguarda i nuovi contratti solo “nel” 2019, mentre voi vorreste che ci fosse scritto “dal” 2019.
Sì, ci pare una richiesta di buon senso anche se, da più parti, ci dicono che è solo una questione tecnica e che poi il provvedimento sarà prorogato di anno in anno. Rimaniamo un po’ perplessi perché riteniamo che anche mandare un segnale di stabilità e di certezza aiuterebbe tutti ad aver maggior fiducia nel provvedimento.

A leggere gli altri punti di quel vostro Manifesto c’è però da stare poco allegri, la maggior parte paiono disattesi. A partire dal primo: “Riduzione della pressione fiscale sul comparto immobiliare”.
Eh sì, è una situazione iniziata nel 2012 che ancora pesa sul comparto: tra Imu e Tasi parliamo di circa 21 miliardi l’anno. Come diciamo sempre noi, “una patrimoniale in Italia già c’è, sono le tasse sulla casa”.

E il governo ha scelto di non intervenire su questo fronte. Ha scelto di dislocare le risorse in altri provvedimenti, penso ad esempio al reddito di cittadinanza.
Sì che, tra l’altro, nella sua prima versione prevedeva un impegno da parte dello Stato di una ventina di miliardi l’anno. Poi, certo, è stato dimezzato, ma resta comunque il segnale politico di un esecutivo che con questa misura grillina e con il prepensionamento di matrice leghista ha davvero preferito imboccare queste strade piuttosto che quella degli sgravi. Perché, diciamo la verità, anche il provvedimento sulle partite Iva mi pare ben poca cosa. Di sgravi nella manovra se ne vedono ben pochi.

Eppure nel governo ci sono due persone, Giovanni Tria e Paolo Savona che, prima di diventare ministri, in diverse occasioni avevano messo sotto un cono di luce il problema dell’eccessiva tassazione sugli immobili. Se ne sono dimenticati?
Che le devo dire? No, non penso se ne siano dimenticati e va detto a loro merito che, prima di diventare ministri, erano tra i pochi economisti che avevano ben individuato il problema.

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