Il Paese dei Normali
Il prete di campagna che crede nei miracoli ma non nei microfoni
Nel Paese dei Normali il prete di campagna celebra la messa come si ara un campo. Si alza presto, benedice la nebbia e il trattore del vicino, poi entra in chiesa e saluta le panche come vecchie amiche. Crede nei miracoli, ma non nei microfoni. Dice che la voce, se è vera, arriva lo stesso. Quando gli hanno proposto di trasmettere la Messa in streaming ha risposto che Dio non ha mai avuto un canale YouTube.
La parrocchia ha comprato un microfono nuovo con i soldi della pesca di beneficenza. Lui lo tiene spento per rispetto dei defunti. Ogni domenica parla piano, ma chi lo ascolta sente più del necessario. Ogni tanto si ferma, guarda il crocifisso e sorride come si fa con un vecchio amico che ti ha capito al volo.
Un bicchiere di vino
I ragazzi lo adorano perché non li rimprovera mai, ma ogni tanto li confonde. Una volta ha detto che l’unico algoritmo che funziona davvero è quello del perdono. Hanno applaudito convinti che fosse una start-up.
Quando il vescovo gli ha chiesto di “modernizzare la liturgia”, ha comprato una caffettiera nuova. Dice che l’odore del caffè al mattino è una preghiera breve ma efficace.
Le sue omelie non cambiano il mondo, ma cambiano l’aria. Racconta storie di mucche e di santi, di campi allagati e di vocazioni testarde. Dice che la fede è come la semina: non serve capire subito dove cadrà il grano, basta credere che qualcosa spunterà.
A fine Messa spegne le luci, chiude la porta e si concede un bicchiere di vino davanti all’altare. «Per restare lucido», dice ridendo. Nessuno lo filma. Ed è per questo che lo si ricorda.
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