«Il personalismo cristiano ci ricorda che ogni persona va amata»

Di Elisa Grimi
24 Maggio 2026
Intervista a Fr. Eamonn O’Higgins, docente di filosofia morale e politica, e autore del recente volume "Person-Centered Politics: A Personalist Approach to Political Philosophy"
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(foto Ansa)

Tra gli ospiti della Giornata di Studio della Cattedra Dietrich von Hildebrand per il Personalismo Cristiano “Amore e comunione nel pensiero di Dietrich Von Hildebrand” (qui qualche informazione), ideata in risposta alla pubblicazione della Nota dottrinale del Dicastero per la Dottrina della Fede, Una Caro: Elogio della monogamia (novembre 2025) presso il Pontificio Ateneo Regina Apostolorum di Roma, abbiamo intervistato Fr. Eamonn O’Higgins, LC, docente di filosofia morale e politica, e autore del recente volume Person-Centered Politics: A Personalist Approach to Political Philosophy (Rowman & Littlefield, 2024).

Si è appena conclusa la Prima Giornata di Studio della Cattedra Hildebrand per il Personalismo Cristiano. Nel dibattito contemporaneo la persona sembra spesso ridotta a individuo, funzione sociale o identità ideologica. In che modo il personalismo cristiano offre una visione diversa?
Uno dei contributi positivi della filosofia contemporanea è il rinnovato apprezzamento dell’unicità della persona, sia umana che divina. Sebbene questa intuizione abbia origini giudaico-cristiane, è forse, ironicamente, proprio in reazione alla disumanizzazione della persona intesa come individuo isolato e mero strumento di produzione economica o ideologica che oggi si apprezza la dimensione dell’essere persona (come espressione più completa dell’«essere», e non solo come un’altra cosa nell’universo). In breve, il personalismo ci ricorda che ogni persona va amata, non usata o sfruttata.

Nel suo recente libro Person-Centered Politics: A Personalist Approach to Political Philosophy lei propone una filosofia politica centrata sulla persona. Quali sono oggi i principali rischi di una politica che perde di vista la centralità della persona umana?
In Person-centred Politics sottolineo il fatto che la nostra concezione odierna della politica ci induce a considerare le persone come entità isolate e meri individui, prive di ambizioni personali o sociali, dipendenti da uno Stato paternalista e incapaci di perseguire un obiettivo sociale comune. Questa visione degli individui come entità separate non corrisponde alla verità della persona e al suo destino sociale trascendente. Il mio intento in questo testo è quello di proporre le caratteristiche di una politica realmente incentrata sulla persona.

Il pensiero di Dietrich von Hildebrand insiste sul valore intrinseco della persona e sulla risposta al valore. Quali implicazioni politiche può avere questa impostazione?
Una delle intuizioni fondamentali del pensiero di D. von Hildebrand consiste proprio nel sottolineare il valore esperito della persona umana: non solo il riconoscimento astratto della libertà di ciascuno, ma l’esperienza del valore intrinseco e della bontà di ogni persona, alla quale l’unica risposta adeguata è l’amore. Questa esperienza reciproca di valore sociale (e politico) è il fondamento essenziale di ogni società umana. Non sorprende che sia i filosofi classici che quelli cristiani abbiano riconosciuto l’amicizia come la virtù umana fondamentale in politica.

Hildebrand e Wojtyła hanno entrambi vissuto il confronto con i totalitarismi del Novecento. Ci sono forme nuove di riduzione della persona che oggi dovremmo imparare a riconoscere?
Sì, per usare la terminologia del filosofo e teologo ebreo Martin Buber, è sempre così facile trattare la persona come un «oggetto» [N.d.T.: nell’originale inglese “it”, in riferimento alla distinzione buberiana “Io-Tu / Io-Esso” presente in Ich und Du, 1923] e non come un «tu». La nostra educazione morale e la nostra coscienza ci ricordano questa distinzione e ci segnalano quando ne abusiamo. Possiamo riconoscere l’abuso contemporaneo della persona quando vediamo o leggiamo di persone indicate semplicemente come “consumatori”, “utenti”, “numeri di like”, etichette ideologiche, così come nelle forme perenni di discriminazione odiosa basata su razza, colore, religione o condizione economica, che trattano la persona come un “oggetto” e non come un “tu”.

Nel suo intervento lei si è occupato delle “profondità del cuore” a partire dal celebre testo di Hildebrand Il cuore (Fondazione Campostrini, 2022). In che senso il cuore ha anche una rilevanza filosofica e politica, oltre che spirituale?
Il mio intervento era proprio un commento a Il cuore di D. von Hildebrand e ho cercato di mostrare come il tema di von Hildebrand possa inserirsi nel personalismo contemporaneo di K. Wojtyła, S. Strasser, E. Stein, H.U. von Balthasar e altri. La “ragione” e la “conoscenza” sono, al loro livello più profondo, più di una coscienza concettuale astratta, ma includono un’esperienza affettiva-intellettuale che suscita nel soggetto una risposta adeguata di unione intenzionale (amore) attraverso il dono (oblazione) di sé all’altro. La nostra comprensione razionale e concettuale è qui solo una parte dell’esperienza intellettuale dell’essere personale. Questa “esperienza affettiva-intellettuale” viene figurativamente indicata come il cuore.

Molti giovani oggi vivono una forte sfiducia verso la politica e le istituzioni. Ritiene che il personalismo possa ancora offrire una speranza credibile nello spazio pubblico?
Soprattutto, dobbiamo riproporre un progetto politico degno della persona umana; solo allora i giovani, attratti da progetti grandi e meritevoli, si sentiranno spinti a partecipare e a donarsi con la generosità e l’entusiasmo tipici della gioventù. Il personalismo, che propone un destino sociale trascendente, può rinvigorire le nostre società rinnovando gli ideali di amicizia e amore sociali, conducendoci al contempo a ciò che va oltre questa esistenza e aiutandoci così a evitare l’illusione di un paradiso in terra in un momento futuro.

Nel mondo contemporaneo si parla molto di diritti, ma molto meno di verità, responsabilità e dovere. Qual è il rischio di questa separazione?
In un capitolo di Person-centred Politics distinguo tra due interpretazioni della piccola parola latina ius. Nel suo significato originario, ius («diritto») indicava ciò che riguardava la iustitia («giustizia») e, quindi, qualcosa che era giusto e corretto fare. A poco a poco si è sviluppato un secondo significato di ius, come potere individuale (un diritto) di fare qualcosa. È questo secondo significato che prevale oggi quando parliamo di diritti umani. Sebbene quest’ultimo significato non sia errato, suggerisco che ius dovrebbe contenere entrambi i significati, ovvero qualcosa che sono legittimato a fare perché quell’azione o quel valore corrisponde alla verità della giustizia. In questo modo, i diritti umani si basano sulla libertà e sulla verità, non solo sulla libertà.

Che ruolo possono avere oggi università, comunità accademiche e luoghi di formazione nel ricostruire una cultura autenticamente personalista?
Ritengo che il nostro compito principale sia quello di riproporre le verità fondamentali dell’esistenza e del destino umani. L’istruzione non dovrebbe essere meramente funzionale, ma offrire una visione convincente dello scopo più alto dell’esistenza umana e dell’autentica realizzazione delle vere aspirazioni della nostra speranza. Siamo nati in status viatoris, in un viaggio esistenziale, e il minimo che possiamo offrire agli studenti è il percorso verso un’autentica fioritura e realizzazione umana. La comunità universitaria, il personale, i professori, i ricercatori e gli studenti devono assumersi la responsabilità di essere costruttori di un’autentica cultura umana.

Un’ultima domanda: quale aspetto del pensiero di Dietrich von Hildebrand ritiene più urgente recuperare nel dibattito culturale e politico contemporaneo?
Proprio lei, dottoressa Grimi, al convegno ha parlato dell’uso che von Hildebrand fa del termine «riverenza» nelle relazioni umane. Ascoltandola, mi ha colpito il fatto che von Hildebrand ci inviti con coraggio a un nobile concezione dell’esistenza umana, a un ideale di esistenza umana alla portata di ogni persona, in qualunque circostanza. Oggi ci siamo abituati a progetti egocentrici, un’esistenza comoda, potere tecnologico e così via. Dietrich von Hildebrand, nella sua opera e nella sua vita, ci ricorda che siamo chiamati a qualcosa di più grande e a qualcuno di più grande: il Signore Dio. Ci vuole coraggio, il cuore di un leone, per ricordare al mondo chi siamo veramente, dove stiamo realmente andando, verso cosa (e chi) tendiamo realmente. Dietrich von Hildebrand lo fa per noi.

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