Il Paese dei Normali
Il pensionato che è andato in pensione/depressione
Nel Paese dei Normali vive un uomo che il giorno dopo la pensione si è svegliato presto per abitudine e non ha trovato niente da fare. Ha fatto colazione, ha rifatto il letto, poi ha rifatto la colazione. Alle nove era già nostalgico del traffico. Ha provato a leggere il giornale, ma gli mancava la fretta per capire le notizie.
Ha tentato un corso di pittura, ma gli è venuta l’orticaria da creatività. Ha provato col giardinaggio, ma le piante morivano per solidarietà. Si è comprato un cane, ma il cane dorme più di lui. Dice che la pensione è una vacanza dove nessuno ti aspetta al ritorno.
Ogni tanto passa davanti alla vecchia fabbrica e guarda il cancello come si guarda un ex amore. “Lì almeno sapevo chi ero”. La moglie gli ha proposto di fare volontariato, ma lui ha detto: “Dopo quarant’anni di obbedienza non me la sento di diventare utile”.
Male alle speranze
Al bar prende il caffè con gli altri pensionati, tutti in fila come in un ufficio senza stipendio. Si confrontano sui dolori come su investimenti a rischio. Uno dice “Io ho male alle ginocchia”. L’altro risponde “Io alle speranze”. Poi ridono, ma senza convinzione.
A volte sogna di timbrare di nuovo. Non per i soldi, ma per il gesto. Gli manca il rumore del cartellino, come un battito regolare che teneva insieme le ore. Quando torna a casa accende la radio e si emoziona se passa una sirena. “Ecco, qualcuno sta ancora correndo”.
Poi mette su l’acqua per la pasta e guarda l’orologio. Sono le dodici e mezza, anche se per lui da un po’ sono sempre le dodici e mezza.
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