Il Papa nomina un cardinale del Laos, dove vivono i cristiani più perseguitati del Sudest asiatico

Mangkhanekhoun sarà creato cardinale il 28 giugno: «Siamo una Chiesa “bambina”, stretta fra il Grande fratello cinese e il piccolo fratello vietnamita»

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Quando nel 2001 Giovanni Paolo II nominò padre Louis-Marie Ling Mangkhanekhoun vicario apostolico di Pakse, nel sud del Laos, consacrandolo vescovo, lui commentò: «Sono scioccato. Non avrei neanche mai osato sognare una simile carica. Ma non posso che accettarla, perché questa è la strada che Dio ha scelto per me». Sedici anni dopo, papa Francesco lo ha nominato cardinale, il primo nella storia di un paese poverissimo schiacciato dalla repressione di uno degli ultimi regimi comunisti al mondo. La comunicazione è arrivata domenica e nel concistoro del 28 giugno, oltre a lui, saranno creati cardinali provenienti da Mali, Svezia, Spagna e El Salvador.

I PIÙ PERSEGUITATI. I cristiani costituiscono a malapena l’1 per cento della popolazione laotiana di 6 milioni e i cattolici sono ancora meno: circa 45 mila. La Chiesa in Laos è la più perseguitata di tutto il Sudest asiatico fin dall’ascesa al potere del partito comunista nel 1975, quando tutti i missionari stranieri sono stati espulsi. Mentre lo Stato appoggia il buddismo theravada, il più diffuso nel paese, il cristianesimo è soggetto a continui controlli e limitazioni al culto, perché il partito lo considera di «importazione americana» e quindi una «minaccia» alla stabilità del regime.
I cristiani, soprattutto nella provincia di Savannakhet, vengono arrestati, cacciati dalle loro case e villaggi ed esclusi dal sistema scolastico. Spesso ai membri della comunità cristiana vengono requisiti i campi o il bestiame, unica forma di sostentamento in un paese prevalentemente rurale, fino a quando non ritornano al buddismo o alle religioni animiste tradizionali.

TRA CINA E VIETNAM. In un’intervista del 2015 ad AsiaNews, monsignor Mangkhanekhoun spiegava che il Laos è costretto a «danzare fra il Grande fratello cinese, con cui confiniamo a nord, e il piccolo fratello vietnamita, con cui confiniamo a est». Quella laotiana, spiegava, «è una Chiesa “bambina”, piccolissima.  In ogni caso in tante parti del Paese vi sono persone che si convertono, soprattutto fra i tribali della montagna. Cosa li spinge a diventare cattolici? Il fatto che essi sono animisti. La loro religione è molto costosa. Per ogni fatto che succede bisogna fare sacrifici animali di continuo e questo li rende poveri in poco tempo. Per questo cercano di abbandonare queste credenze al più presto».

UN PRETE E MEZZO. Per il nuovo cardinale, nato nel 1944 e ordinato sacerdote nel 1972, «siamo all’inizio di un cambiamento e di una rinascita. Quando sono arrivato a Paksé avevo “un prete e mezzo”, uno attivo, un altro già in pensione e molto anziano. Ora dopo tanti anni di lavoro – 14 per la precisione – i preti sono sei. Con questi sacerdoti stiamo cominciando qualche esperienza di comunità ecclesiale di base». Fondamentali in Laos sono i catechisti, i laici, i primi «missionari che vanno a vivere nei villaggi e diventano le “radici” dell’evangelizzazione».

LA PRIMA ORDINAZIONE. Attualmente, il vicariato di Pakse conta sette preti (sei diocesani e un religioso), nove frati e 16 suore. In tutto, sono presenti 20 preti in Laos. Nel 2011, nonostante la violenta repressione comunista, i cattolici hanno festeggiato la prima ordinazione sacerdotale dopo 40 anni. Il nuovo sacerdote si chiama Pierre Buntha Silaphet, ha 38 anni e incarna la speranza del popolo cristiano grazie a una circostanza che i fedeli locali definiscono «provvidenziale»: il suo nome laotiano, Buntha, è lo stesso dell’ultimo sacerdote ordinato nel lontano 1970, prima dell’avvento del comunismo. Il governo aveva chiesto alle autorità religiose di «non dare troppo risalto» all’evento, mascherandolo come una semplice «festa del villaggio». Inutilmente.

Foto UcanNews

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