Il Papa: «Lasciamoci chiamare per nome da Gesù come Zaccheo. Non c’è peccato che ci cancella dal suo cuore»

«Guardiamo quell’uomo oggi sull’albero: è ridicolo, ma è un gesto di salvezza. E io dico a te: se tu hai un peso sulla coscienza; se tu hai commesso tante cose, fermati un po’ e pensa che c’è uno che ti aspetta»

«Zaccheo è una pecora perduta, amico degli occupanti romani, ladro, sfruttatore», ma «non c’è professione, condizione sociale, non c’è peccato o crimine di alcun genere che possa cancellare dalla memoria o dal cuore di Dio uno solo dei suoi figli». All’Angelus, commentando la figura di Zaccheo proposta dalla liturgia di oggi, papa Francesco ha voluto ricordare che la misericordia di Dio non dimentica nessun uomo, nessun peccatore che, magari inconsapevolmente, proprio come il pubblicano di cui parla il Vangelo, si arrampica sull’albero più alto per veder passare Gesù, sperando di «riuscire a colmare la distanza» che lo separa dal Signore.

L’UOMO CHE CERCA GESU’. «Impedito dall’avvicinarsi a Gesù, probabilmente a motivo della sua cattiva fama, ed essendo piccolo di statura, Zaccheo si arrampica su un albero, per poter vedere il Maestro che passa. Questo gesto esteriore, un po’ ridicolo, esprime però l’atto interiore dell’uomo che cerca di portarsi sopra la folla per avere un contatto con Gesù. Zaccheo stesso non sa il senso profondo del suo gesto; nemmeno osa sperare che possa essere superata la distanza che lo separa dal Signore; si rassegna a vederlo solo di passaggio. Ma Gesù, quando arriva vicino a quell’albero, lo chiama per nome: «”Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua”. Quell’uomo piccolo di statura, respinto da tutti e distante da Gesù, è come perduto nell’anonimato; ma Gesù lo chiama, e quel nome ha un significato pieno di allusioni: Zaccheo infatti vuol dire “Dio ricorda”.

LA GENTE SI INDIGNA. «Gesù – ha proseguito il Papa – va nella casa di Zaccheo, suscitando le critiche di tutta la gente di Gerico, perché anche in quel tempo si chiacchierava: Ma come? Con tutte le brave persone che ci sono in città, va a stare proprio da quel pubblicano? Sì, perché lui era perduto; e Gesù dice: “Oggi per questa casa è venuta la salvezza”. In casa di Zaccheo, da quel giorno, entrò la gioia, la pace la salvezza. Entrò Gesù».

DIO NON DIMENTICA. «Dio – ha concluso il Papa – non dimentica nessuno di quelli che ha creato; Egli è Padre, sempre in attesa di veder rinascere nel cuore del figlio il desiderio del ritorno a casa. E quando riconosce quel desiderio, anche semplicemente accennato, e tante volte quasi incosciente, subito gli è accanto, e con il suo perdono gli rende più lieve il cammino della conversione e del ritorno. Guardiamo Zaccheo oggi sull’albero: è ridicolo, ma è un gesto di salvezza. E io dico a te: se tu hai un peso sulla coscienza; se tu hai commesso tante cose, fermati un po’ e pensa che c’è uno che ti aspetta… Arrampicati sull’albero della voglia di essere perdonato… Io ti dico che Gesù mai si stanca di perdonare. Fratelli e sorelle lasciamoci anche noi chiamare per nome da Gesù! Nel profondo del cuore, ascoltiamo la sua voce che ci dice: “Oggi devo fermarmi a casa tua”, cioè nella tua vita. E accogliamolo con gioia: Lui può cambiarci, può trasformare il nostro cuore di pietra in cuore di carne, può liberarci dall’egoismo e fare della nostra vita un dono d’amore. Gesù può farlo»