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Il palio del Quirinale al via

maggio 12, 1999 Esposito Francesco

* Hanno fornito suggerimenti utili alla rappresentazione scenografica di insieme: Vittorio Sgarbi, Francesco Damato, Gianni Baget Bozzo, Gianfranco Miglio,
Paolo Cirino Pomicino, Antonio Socci

Oscar Luigi Scalfaro La ricandidatura del presidente uscente sarebbe una provocazione nei riguardi del Polo. “Mai Scalfaro”, ha detto Berlusconi. Del resto la scelta del capo dello Stato, che ci portiamo dietro per sette anni, alla fine può essere determinata da questioni molto contingenti, addirittura questioni di giornata, e Scalfaro ne sa qualcosa. Una chance questa volta potrebbe venirgli dalla mancanza di un accordo, qualora la maggioranza si chiudesse a riccio.

Emma Bonino Nonostante secondo tutti i sondaggi sia “la più amata dagli italiani”, il suo successo è considerato un fuoco di artificio. La carta migliore per una candidatura della Bonino al Quirinale sarebbe un litigio sugli altri uomini in lizza che si prolungasse nel tempo, divenendo dissidio profondo, con difficoltà a trovare un accordo tra Polo e Maggioranza. Allora il suo nome potrebbe essere una soluzione.

Franco Marini Dopo Mancino e Ciampi, un buon candidato di ripiego sarebbe Marini. Anche lui un moderato capace di recuperare un’area che va al di là della maggioranza. Contro Marini però gioca il fatto che è un segretario di partito e di segretari di partito divenuti poi presidenti ce n’è stato solo uno, Saragat (che tra l’altro al momento dell’elezione non era neppure più segretario).

Mino Martinazzoli Cattolico, rispettato (anche dalla Lega), oggi che nel panorama politico italiano tutti sono a caccia di democristiani, Martinazzoli è un altro candidato che rientra certamente nel filone del moderatismo, il criterio che sembra prevalere nella scelta dell’uomo per il Quirinale.

Lamberto Dini La domanda di un moderato al Quirinale mette in corsa anche Lamberto Dini.

Nicola Mancino L’attuale presidente del Senato è uno dei candidati in lizza più forti. Giocano a suo favore la provenienza parlamentare (l’assemblea che lo elegge è costituita da parlamentari, quindi c’è un discorso di casta) e il fatto che libera una casella istituzionale molto appetibile. Mancino è poi un popolare non indigesto: uomo prudente, giurista, ha avuto prese di posizione sulle riforme che piacciono al Polo (ha detto che i ribaltoni comportano le elezioni). Insomma si inserisce a pieno titolo in quel filone del moderatismo che oggi sembra trovare più facilmente consenso da ogni parte. Se la maggioranza lo offrisse al Polo, probabilmente il Polo accetterebbe.

Carlo Azeglio Ciampi È il candidato di bandiera dell’Ulivo di Veltroni perché facilita il compito di ricucire con Prodi dopo le elezioni europee. Prodi infatti ha interesse a ridimensionare i Popolari, già ringalluzziti dal risultato del referendum. Naturalmente sono con lui anche gli ambienti azionisti della grande borghesia finanziaria. C’è poi un fatto nuovo importante: nelle ultime battute, anche Berlusconi mette nel conto la riuscita di Ciampi, riconoscendogli una statura internazionale accettabile per un capo di stato. E pure Fini, tutto sommato, una mano a Ciampi la darebbe, pur di evitare l’accordo Berlusconi-Popolari che vede come il fumo negli occhi, per operazioni successive che potrebbero emarginare la Destra. L’apertura di Berlusconi verso Ciampi potrebbe essere credibile: il Cavaliere ufficialmente ha posto un solo veto, e in modo clamoroso, quello contro Scalfaro. È vero però che Ciampi, essendo un candidato in rotta di collisione con il Ppi, comprometterebbe il rapporto che Berlusconi stava cercando di costruire con Marini.

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