Il Natale non è mai “fuori luogo”

È moralistico, come fa il ministro Bocci, usare la scusa dei morti per Covid per non festeggiare la nascita di Cristo

Caro direttore, anche grazie a molti cattolici, molto diligenti e pronti nel dare a Cesare quel che è di Cesare ma molto timidi nel dare a Dio quel che è di Dio, il potere ci ha sottratto per troppo tempo la S. Messa con il Sacrificio Eucaristico. Esattamente al contrario di ciò che affermava qualche anima bella, queste misure hanno letteralmente dimezzato la presenza dei fedeli. Ha reso difficilissimo l’accesso al Sacramento della Riconciliazione (detto anche della Confessione), tanto è vero che, su questo aspetto, i fedeli sono diminuiti di due terzi. Penso che il pensiero massonico dominante anche nell’attuale forma di potere sia molto soddisfatto. Ora stanno tentando di sottrarci anche la fondamentale festività del Santo Natale, come è già avvenuto per la Santa Pasqua. Le motivazioni addotte sono molteplici. Mi ha colpito, in particolare, quella espressa dall’ineffabile ministro Francesco Boccia, che si è messo in luce per essere riuscito a far litigare quasi tutte le Regioni italiane, con le sue uscite inconcludenti e contraddittorie. Sul Natale, i cronisti hanno riferito (e non credo che siano false notizie) che Boccia ha detto, visitando un ospedale da campo: “Natale e Capodanno sono fuori luogo” e ancora: “Con 600 morti (di Covid, ndr) al giorno è fuori luogo parlare di cenoni”. A parte l’uso convenzionale dei termini in voga, Boccia, nella sostanza, ha auspicato, quindi, che sarebbe fuori luogo festeggiare il S. Natale.

Boccia cerca di supportare le sue parole, con riferimento pietistico e fondamentalmente moralistico al numero dei decessi. Ma il suo riferimento, come ogni atteggiamento moralistico, è parziale e non tiene conto dell’intera realtà del Paese, che il ministro evidentemente non conosce. In Italia, mediamente, muoiono circa 1.700 persone al giorno (dato del 2019), molte di più di 600, ma nessuno si è mai sognato di eliminare le varie feste che il calendario prevede durante l’anno. Seguendo il ragionamento strumentale di Boccia, allora si dovrebbe abolire anche la festa del 2 giugno, perché anche in quel giorno muoiono circa 1.700 persone. E ciò dovrebbe valere anche per il 25 aprile, il 15 agosto e così via. Boccia ignora che nella vita, che è dura e drammatica indipendentemente dal Covid, si susseguono ore e giornate tristi ad ore e giornate positive e festose. Il cristianesimo, nato proprio dal Santo Natale, ci insegna a condividere con tristezza i momenti tristi e con gioia i momenti gioiosi. Anche durante i giorni della pandemia, allora, siamo chiamati a piangere con chi piange, ma a sorridere di fronte a persone e fatti che danno speranza. Se c’è un avvenimento che dà speranza è proprio il Natale, che fa memoria del fatto più importante avvenuto nella storia: l’irruzione misericordiosa del Verbo della Verità tra gli uomini, comunicando ad essi il senso della vita e della morte, il significato della salute, la positività sostanziale di ogni esistenza. Il Natale viene per dare speranza anche a quei 600 morti a cui si riferisce Boccia (ed ai 1.700 che comunque ci lasciano) e quindi è giusto ricordarlo e festeggiarlo. Per carità, festeggiarlo con tutte le precauzioni del caso, ma non eliminarlo, perché il Santo Natale non è mai “fuori luogo”, né in tempo di pace né in tempo di guerra né in tempo di pandemia. Il potere vorrebbe risolvere i problemi distruggendo i luoghi della speranza, perché crede di essere esso stesso la speranza. No, la speranza ci viene data un Altro, ed il Natale ricorda proprio questo fatto. Ricordiamocelo tutti, cristiani compresi.

Peppino Zola

Foto Ansa