“Il mio alunno Fidel Castro”. Il Papa regala al líder máximo le memorie del suo prof gesuita

Chi era padre Llorente, sacerdote esiliato da Cuba che voleva bene al dittatore senza risparmiargli nulla. «Fidel, un conto è perdere la fede, un altro perdere la dignità»

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Ieri papa Francesco ha incontrato a Cuba Fidel Castro e si è intrattenuto con lui «in modo informale e amichevole» per circa mezz’ora. Alla fine del colloquio, il Papa ha fatto al leader comunista un regalo molto speciale: un libro e due cd con le omelie e le canzoni di padre Armando Llorente, il prete gesuita che fu anche professore di Castro.

PROFESSORE E ALUNNO. Il regalo è significativo perché padre Llorente è stato insegnante del Líder máximo alla Belen Jesuit Preparatory School fino a quando il rivoluzionario ha compiuto 16 anni. Dalle sue memorie e dalle sue interviste, si capisce che il sacerdote gli ha sempre voluto bene, pur non nascondendone mai le colpe.

«MAI AMATO DA NESSUNO». Inviato nel 1942 a Cuba a 24 anni, padre Llorente ha incontrato Castro a scuola. In un’intervista del 2007, ha ricordato come fosse il migliore tra i suoi studenti ma anche una persona delicata, perché fino al giorno in cui aveva messo piede a scuola «non si era mai sentito amato da nessuno» e aveva vissuto «molti traumi», essendo nato da una relazione esterna al matrimonio.

IL REGISTRO PROFETICO. Nel 1945, padre Llorente scriveva nel registro della scuola in modo profetico: «Fidel Castro ha le stigmate dell’eroe, la storia della sua patria dovrà ancora parlare molto di lui». Nel dicembre del 1958, in piena rivoluzione, il sacerdote riuscì a raggiungere il suo ex studente: «Mi confessò che aveva perso la fede e io gli risposi: “Fidel, un conto è perdere la fede, un altro è perdere la tua dignità”».

«IL MOMENTO DELLA VERITÀ». Castro non lo ascoltò e insieme a tutti i gesuiti espulse padre Llorente da Cuba nel 1961. Il sacerdote, però, non smise mai di pensare al suo ex studente fino alla morte, che sopraggiunse il 28 aprile 2010. Nella sua ultima intervista, all’agenzia Efe, lanciò un appello pubblico al dittatore chiedendo di poterlo incontrare: «La prima cosa che faremmo sarebbe abbracciarci, ridere e ricordare le avventure che abbiamo vissuto insieme. Poi gli direi: “Fidel, il momento della verità è arrivato”».

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CONFESSIONE E PERDONO. Padre Llorente infatti voleva confessarlo, perché Castro riconoscesse i suoi peccati e così poterlo assolvere. Il gesuita voleva poi che il dittatore «pubblicamente chiedesse perdono perché i suoi peccati non erano solo suoi personali». Il Líder máximo non accolse mai l’appello del suo ex professore. Forse, grazie al libro che gli ha regalato papa Francesco, potrà farlo ora.

Foto Ansa/Ap e Cna

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