Il Meeting è dei piccoli. La scommessa vinta di san Giovanni Bosco: «Il diavolo ha paura della gente allegra»

La mostra più bella della XXXV edizione del Meeting si trova al Villaggio ragazzi e racconta la vita di don Bosco. La vita, gli aneddoti e una fede incrollabile in Chi «ha creato il mondo e ha messo lassù tante stelle»

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Solo un “pazzo” poteva andare nel 1845 dal ministro di Grazia e giustizia Urbano Rattazzi e lanciare questa scommessa: fare uscire per un giorno intero 300 ragazzi dal carcere minorile la Generala, portarli a fare una gita fino a Stupinigi, senza guardie, e riportarli tutti indietro. Quel “pazzo”, allora trentenne, era san Giovanni Bosco e il ministro gli rispose, dopo essersi messo a ridere: «Don Bosco, ragioni. Senza carabinieri lei non ne riporterà a casa nemmeno uno» e accettò la scommessa. Se don Bosco avesse perso, sarebbe andato lui in carcere. Ma perse Rattazzi, che poi un giorno chiese al fondatore dei Salesiani: «Perché lei riesce a fare queste cose e noi no?». «Perché lo Stato comanda e punisce. Non può fare di più. Io invece voglio bene a quei ragazzi. E come prete ho una forza morale che lei non può capire».

don-bosco-meeting-piccoli6IL MEETING DEI PICCOLI. La mostra che al Meeting di Rimini presenta la figura di don Bosco potrebbe cominciare e finire qui. In questo episodio della vita del santo c’è già tutto. Invece va avanti, per fortuna. Perché, anche se sembra strano, tra Peguy e Tolstoj, tra gli esploratori e l’archeologia in Siria, la mostra più bella è proprio quella presentata al Villaggio ragazzi, dove la voce della guida si mescola alle urla incessanti dei bambini. Ma non è un caso che nell’edizione del Meeting dominata dalle parole pronunciate da padre Pizzaballa nell’incontro di apertura («non saremo salvati dalle strategie, ma dai piccoli»), la mostra più bella si trovi proprio nello stand dei piccoli e parli del santo dei piccoli per eccellenza.

SI PAGA IN AVE MARIA. Giovanni Bosco respira la fede in casa, soprattutto da sua madre, una donna che rimasta presto vedova con tre figli, in stato di grande povertà, non ha mai chiuso la porta di casa a nessuno e alla fine di giornate di lavoro massacranti diceva ai figli: «Quante cose belle ha fatto il Signore per noi, ha creato il mondo e ha messo lassù tante stelle». Fin dall’età di dieci anni Giovanni attrae ragazzi e adulti: nelle sere d’inverno, in cui non c’era niente da fare, nelle stalle fa il saltimbanco, salti mortali, giochi di magia, cammina sulle mani, racconta storie. Tutti possono entrare, basta pagare il biglietto: un’Ave Maria.

don-bosco-meeting-piccoli8«IL DIAVOLO HA PAURA DEGLI ALLEGRI». Non c’è da stupirsi se a 20 anni entra in seminario, dopo aver compiuto ogni tipo di sforzo per studiare e lavorare, visto che al tempo il seminario costava diecimila lire. Il suo programma di vita è sempre lo stesso: l’allegria. Diceva ai suoi compagni di studi, con i quali fondò la “Società dell’allegria”: «Io voglio insegnarvi un metodo di vita cristiana, che vi possa nel tempo stesso rendere allegri e contenti. Ricordatevi che il diavolo ha paura della gente allegra».

L’ORATORIO È UN’AMICIZIA. Don Bosco è famoso per l’oratorio, che non è nato però come un luogo ma come un’amicizia. Quando, diventato prete, si trasferisce nella Torino della rivoluzione industriale per perfezionare gli studi trova una situazione desolante: bambini abbandonati, sfruttati, soli, in carcere. Don Bosco li va a cercare uno a uno: li prende per strada, in bottega e in prigione. Fa loro catechismo, li confessa, organizza esercizi spirituali. E gioca, sempre con il solito motto: «Noi facciamo consistere la santità nello stare molto allegri». Arriva a curare quasi 700 bambini. Sfruttando i numerosi lavori che ha dovuto fare per guadagnare i soldi per diventare prete, apre numerosi laboratori per i ragazzi, insegnando un mestiere e permettendo così anche ai più scapestrati di imparare un lavoro.

donboscoBUONI E CATTIVI. Don Bosco ama tutti: buoni e cattivi, Domenico Savio e Michele Magone. Il primo, che morirà a 15 anni e sarà riconosciuto santo 100 anni dopo, chiede e ottiene da don Bosco la ricetta per la santità: «Stare allegri, compiere i propri doveri di studio e preghiera, far del bene agli altri». Il secondo, orfano e bestemmiatore doc, sfida un giorno il sacerdote e ne rimane immediatamente conquistato. Prima di morire a 14 anni dirà a don Bosco: «Dica ai miei compagni che li aspetto in Paradiso». Segno che la massima educativa del sacerdote funziona eccome: «Non ho mai conosciuto un giovane che non avesse in sé un punto accessibile al bene, facendo leva sul quale ho ottenuto molto di più di quanto desideravo».

«VEDRETE COSA SONO I MIRACOLI». Per capire come ha fatto san Giovanni Bosco a realizzare la sua immensa opera basta leggere il biglietto che ha consegnato a don Giovanni Cagliero, uno dei primi ragazzi dell’oratorio, prima che partisse per la prima missione dei salesiani, che alla vigilia della morte di don Bosco nel 1888 si trovavano già in cinque nazioni (oggi in 132). Nel biglietto c’era scritto: «Fate quello che potete: Dio farà quello che non possiamo fare noi. Confidate ogni cosa in Gesù Sacramento e in Maria Ausiliatrice, e vedrete che cosa sono i miracoli». Erano piccoli, ma hanno cambiato il mondo.