Versi scelti dall’opera di un uomo ritenuto da tutti tra i vertici della poesia del Novecento. E che pare un alieno. Da dissidente non si oppose mai al regime sovietico. E non voleva sentirsene vittima per poter essere davvero libero
Iosif Aleksandrovič Brodskij (1940-1996, foto da Wikipedia)
Questo è un articolo bicefalo. Per colpa della poesia. Che non sono mai riuscito ad amare fino in fondo. La poesia come genere, intendo. Tante, troppe volte, immagini ostiche e oscure mi hanno ributtato indietro. È come quando davanti a una disequazione capisci che la matematica non sarà mai il tuo mestiere. Così, nel modo che spero si chiarirà in seguito, ho chiesto al mio amico Mauro Grimoldi di venirmi in aiuto. Lui, il Mauro Grimoldi, non solo riesce ad amare e penetrare la poesia come e più che in quell’universo misterioso che è l’animo femminile, ma anche si piega e ara quel terreno per me sassoso e, non poche volte, ne gode i frutti.
Il problema è che, nel mio solito peregrinare alla ricerca di nuovi autori russi, spesso mi è capitato di impattare nel nome di Iosif Brodskij. Che, a poco a poco, ho scoperto essere ebreo di antica e illustre discendenza rabbinica, esule russo, naturalizzato statunitense, premio Nobel per la letteratura nel 1987, più volte internato in gulag e mani...
Contenuto riservato agli abbonati
Light
Il quotidiano online per i nuovi abbonati
Digitale
Il quotidiano online + il mensile digitale
Full
Il quotidiano online + il mensile digitale e cartaceo