Il Gaslini aspetta a braccia aperte Tafida. Ma gli inglesi si oppongono

La piccola versa in uno stato di minima coscienza. «Non è morte cerebrale, in Italia non stacchiamo il respiratore», dicono i medici genovesi che vogliono prendersene cura. Ma a Londra preferiscono farle fare la fine di Charlie e Alfie

Tafida Raqeeb nella foto della petizione indirizzata al parlamento inglese perché possa essere curata in un ospedale scelto dai suoi genitori

È tutto in queste righe: «In Italia non si opera una sospensione delle cure, se non in caso di “morte cerebrale”, quadro diverso da quello di Tafida». Le ha diramate ieri l’ospedale pediatrico Gaslini di Genova, confermando quanto riportato dai media inglesi sul caso di Tafida Raqeeb, «l’istituto ha risposto positivamente alla richiesta dei genitori della piccola».

STESSO COPIONE DI CHARLIE E ALFIE

Poche righe che hanno ridato speranza ai genitori inglesi di origine bengalese di Tafida, una bambina di cinque anni, ricoverata nella terapia intensiva di un grande ospedale inglese, il Royal London Hospital. Un nuovo caso Charlie, un nuovo caso Alfie, l’hanno già ribattezzato i giornali, dopo che la madre Sehlima Begum, e il padre, Mohammed Raqeeb, sono stati costretti a depositare un ricorso al tribunale amministrativo di Londra per poter trasferire la piccola in Italia. Perché ancora una volta un grande ospedale ritiene che sia nel «migliore interesse» di un bambino staccare il respiratore che lo tiene in vita, ha spiegato senza mezzi termini il portavoce del presidio britannico.

TAFIDA SOPRAVVIVE ALL’EMORRAGIA

Lei avvocato, lui consulente nel settore costruzioni, quando il 19 giugno il Royal ha proposto loro di staccare il respiratore i genitori di Tafida hanno immediatamente richiesto una “second opinion” al Gaslini, al fine di accertare le condizioni cliniche della loro bambina. Una bambina che scoppiava di vita fino alla mattina del 9 febbraio, quando improvvisamente sentì scoppiarle la testa. Riuscì solo a svegliare la madre prima di smettere di respirare. Tafida aveva in corso una emorragia cerebrale dovuta, si scoprirà dopo, a una malformazione arterio-venosa. Operata al King’s College, seppur con gravi danni a livello cerebrale, la bambina sopravvive ad emorragia, operazione e alle prime 48 ore critiche dall’intervento, ed ora si trova in quello che è chiamato stato di minima coscienza.

Trasferita al Royal London Hospital è stata attaccata a un respiratore, ed è qui che a causa del deficit respiratorio i medici hanno proposto ai genitori un’eutanasia di fatto ritirandole i supporti vitali. «Un ulteriore trattamento medico invasivo sarebbe inutile», sostengono. Ma i genitori, a cui inizialmente i medici avevano detto che la piccola avrebbe potuto continuare il suo percorso a casa, non hanno richiesto alcun trattamento invasivo. È accanimento aiutare Tafida a respirare?

IL GASLINI OFFRE ACCOGLIENZA

«Il Gaslini ha composto un collegio tecnico di specialisti, che hanno inviato il 5 luglio un documento ai colleghi di Londra, con i quali successivamente si è anche svolta una videoconferenza collegiale – spiega il comunicato reso noto ieri dalla direzione dell’istituto italiano -. I documenti evidenziano l’estrema gravità delle condizioni cliniche, in linea con quanto indicato dai medici inglesi» ma anche, ribadiamolo, «il fatto che in Italia non si opera una sospensione delle cure, se non in caso di “morte cerebrale”, quadro diverso da quello di Tafida». Il direttore generale Paolo Petralia ha pertanto risposto positivamente alla lettera ricevuta da parte dei genitori della bambina, «i quali hanno chiesto la disponibilità ad accogliere la bimba nell’ospedale genovese, proponendo di trasportarla in sicurezza e a proprie spese presso il pediatrico». Accoglierla e monitorare la situazione, che per i genitori è in evoluzione (Tafida, dice la mamma, ora reagisce al dolore, muove gli arti e apre e chiude gli occhi): anche nel caso di Alfie Evans, ad aprile 2018, il Gaslini era sceso in campo accanto al Bambino Gesù di Roma e all’ospedale universitario di Monaco per offrire «una concreta e reale opportunità di accoglienza ad Alfie e anche ai suoi genitori, Tom e Kate Evans».

IL CAPPIO DEL “BEST INTEREST”

Sappiamo come è finita: appellandosi al «migliore interesse» del bambino i giudici avevano negato il trasferimento, che avrebbe potuto arrecargli maggiori sofferenze (a differenza – strano paternalismo del sistema sanitario inglese – della morte procurata in ospedale). E come nel caso di Alfie Evans, e prima ancora di Charlie Gard, l’ospedale che ha in cura Tafida si è opposto alla scelta dei genitori e ha rifiutato l’offerta del Gaslini. Il caso verrà ora discusso dall’Alta Corte, un’udienza è stata fissata per lunedì. Ancora una volta il destino di un minore gravemente invalido, appeso al cappio del “best interest”, e la bontà di un’offerta di un grande ospedale italiano, sarà decisa da un giudice.