Il Fondo per la ripresa dell’Ue diventa a ogni annuncio più esiguo

L’ennesima proposta franco-tedesca non risolve alcun problema: non esiste un testo, non si sa quando partirà né come distribuirà le risorse, sarà sottoposto a condizionalità e non è gradito ai paesi del Nord

I giornali italiani salutano con entusiasmo l’ennesimo Fondo per la ripresa destinato ad aiutare gli Stati membri a uscire dalle secche della crisi causata dalla pandemia di coronavirus. Ma ancora una volta l’Unione Europea è divisa e mancano importanti dettagli al piano presentato ieri da Angela Merkel ed Emmanuel Macron in videoconferenza.

IL FONDO PER LA RIPRESA È ORMAI UN ROMANZO

Il Recovery Fund è stato annunciato la prima volta il 23 aprile e doveva essere presentato il 6 maggio dalla Commissione europea, ma da allora se ne sono perse le tracce. Nell’ultimo mese diverse personalità, dal presidente del Consiglio europeo Charles Michel al commissario per l’Economia Paolo Gentiloni, hanno spiegato che sarebbe presto arrivato un fondo da «migliaia di miliardi», divenuti poi «minimo mille», ma alle parole non sono mai seguiti i fatti.

Ieri Francia e Germania hanno presentato la propria proposta, dimostrando così che né l’Italia né la Commissione europea toccano palla in questa partita: un fondo da 500 miliardi (non migliaia, non mille) agganciato al budget europeo 2021-2027 che saranno raccolti tramite emissione di bond tripla A da parte della Commissione europea e che saranno distribuiti «sotto forma di sovvenzioni, non prestiti», come ha sottolineato Macron. Il progetto, ancora una volta, è stato affidato alla Commissione europea che dovrà presentarlo il 27 maggio in vista dell’Eurogruppo di giugno, dove verrà discusso.

UN DÉJÀ VU PERPETUO

In una sorta di perpetuo déjà vu, il premier Giuseppe Conte si è detto soddisfatto della proposta ribadendo (sarà la terza o quarta volta) che però le risorse dovranno arrivare già in estate (e non l’anno prossimo). Repubblica spiega in un retroscena che il presidente del Consiglio è intenzionato a chiedere che il fondo venga esteso ad almeno 1.000 miliardi, pur sapendo che «portarne a casa 500 sarebbe già un miracolo».

Già, perché Olanda, Austria, Svezia e Danimarca si sono consultati ieri dopo l’annuncio franco-tedesco per ribadire la propria contrarietà al fondo. E se proprio deve nascere, le risorse dovranno essere distribuite attraverso «prestiti» e non sovvenzioni, contribuendo così ad aumentare il debito pubblico dei paesi membri. La sua utilità potrebbe quindi anche svanire.

POCHE RISORSE E L’INCOGNITA DELLE “CONDIZIONI”

Tralasciando per un attimo il fatto che l’entità del fondo appaia inadeguata (gli Stati Uniti hanno stanziato ad esempio 3.000 miliardi e lo stesso Macron ha ammesso che le cifre sono «più basse di quanto molti si aspettavano»), resta poi un ultimo nodo cruciale che potrebbe cambiare tutto. Nel testo presentato da Parigi e Berlino c’è scritto espressamente che gli aiuti saranno basati «su un chiaro impegno degli Stati membri ad applicare politiche economiche sane e un’ambiziosa agenda di riforme». Letta così, la clausola assomiglia tanto alle famose condizionalità del Mes, il cui aiuto non a caso nessun paese europeo è intenzionato a richiedere.

Che cosa è cambiato dunque rispetto al fondo annunciato il 23 aprile e rimasto lettera morta? Come allora non è chiaro quando arriveranno le risorse, non c’è accordo su come verranno distribuite e mancano i dettagli sui requisiti per ottenerle. Di sicuro, rispetto al progetto da «migliaia di miliardi» vagheggiato allora l’asticella è già stata abbassata a 500 miliardi. E per i paesi settentrionali sono già troppi, anche se verranno elargiti sotto forma di prestiti e a patto che i paesi approvino riforme (lacrime e sangue?).

IL BALLETTO DELLE DATE

Il 24 aprile il Corriere parlava di “primo accordo europeo”, il concetto veniva ribadito da Michel il 28 aprile, da Ursula von der Leyen il 6 maggio, da Gentiloni il 13 maggio e dal duo Merkel-Macron oggi, 19 maggio, che con il loro piano hanno contraddetto tutti i precedenti annunci. A loro volta, Francia e Germania sono stati contraddetti dai paesi del Nord. Il tutto senza che ancora esista un piano concreto. Per quello bisognerà aspettare il 27 maggio, in attesa che venga poi discusso a giugno. Se tutto va bene.

Foto Ansa