Il Centrafrica «dichiara guerra agli anti-balaka: ora sono loro quelli che uccidono e saccheggiano»

La presidentessa Samba-Panza mette in guarda le milizie animiste. Tra loro ci sono anche cristiani: «Chi uccide, brucia e distrugge il suo fratello non può dirsi cristiano», tuona il l’arcivescovo di Bangui

«Dichiariamo guerra agli anti-balaka: hanno perso il senso della loro missione, sono diventati loro quelli che uccidono e saccheggiano». Così la presidentessa del Centrafrica Catherine Samba-Panza ha annunciato misure contro le milizie prevalentemente animiste che si stanno vendicando contro i musulmani, i quali nei mesi scorsi hanno appoggiato le atrocità dei ribelli islamisti Seleka contro i cristiani.

LA VENDETTA. Il conflitto cominciato nel marzo scorso con il colpo di Stato di Djotodia secondo Amnesty International si sta trasformando in un caso di «pulizia etnico-religiosa».
Ieri l’Onu ha scoperto in un campo militare della capitale Bangui, dove alloggiava la coalizione islamista Seleka, una fossa comune. Non è ancora certo il numero dei corpi che si trovano all’interno. Per questo, e altri crimini, ora gli anti-balaka hanno cominciato a vendicarsi.

MONITO AI CRISTIANI. Le quasi ottomila truppe internazionali, tra soldati francesi e dell’Unione Africana, che si trovano sul terreno per evitare nuove violenze non riescono a tenere a bada le milizie. Che al loro interno hanno anche componenti cristiane: «Chi uccide, brucia e distrugge il suo fratello non può dirsi cristiano», ha tuonato l’arcivescovo di Bangui Dieudonne Nzapalainga. «Questi attacchi sono una battaglia per il potere. Chi li compie non può pensare di essere coerente con la sua fede».

OLTRE UN MILIONE DI SFOLLATI. La situazione nel paese resta drammatica. Circa 1,3 milioni di persone, un quarto della popolazione, è sfollata e ha bisogno di aiuti medici e di cibo. È il paradosso di un paese ricchissimo di oro, diamanti e altre risorse naturali, dove la maggior parte della popolazione è costretta a vivere in povertà a causa della continua instabilità politica.