Il capolavoro Ilva del governo ci costerà 10 miliardi. «È inaccettabile»

Il Corriere spiega perché «l’errore del governo ci costerà carissimo» e il Sole24Ore smonta le ipotesi alternative per Taranto, puntando il dito contro i magistrati. Intanto il M5s ha la soluzione: «Allevare le cozze pelose»

ilva arcelor mittal

La brillante trovata del governo giallorosso di abolire lo scudo penale per l’Ilva, offrendo così ad ArcelorMittal la scusa perfetta per sfilarsi, può costare all’Italia «dieci miliardi in costi e ammanchi». Lo scrive oggi il Corriere della Sera, sottolineando il risultato ottenuto da M5s e Pd: «Chiudere per sempre il più grande impianto dell’acciaio in Europa».

Ieri il gruppo franco-indiano ha depositato presso il tribunale di Milano la domanda di recesso dal contratto di affitto e poi acquisto dell’Ilva. Il gruppo lamenta che sono «venute meno le tutele legali» (abolizione dello scudo penale) e che il rinnovato attivismo della magistratura, che ha portato allo spegnimento dell’Altoforno 2, porta alla «impossibilità di eseguire il contratto».

IL CAPOLAVORO ILVA CI COSTA 10 MILIARDI

Quest’ultimo punto dimostra che ArcelorMittal vuole abbandonare l’Ilva anche nel caso in cui il governo reintroduca lo scudo penale. Cosa però che l’esecutivo di Giuseppe Conte non sembra voler fare. Come spiega un retroscena del Corriere, Luigi Di Maio porta avanti la linea dura per rifarsi una verginità politica e riconquistare il consenso perduto all’interno della base grillina. E se lo scontro con Pd e Italia viva sullo scudo penale porterà alla caduta del governo, tanto meglio. Un azzardo politico giocato sulla pelle di 15 mila dipendenti che rischiano di perdere il lavoro a Taranto e per i quali il Movimento ha già la soluzione: «L’allevamento delle cozze pelose», proposta realmente fatta dall’ex ministro del Sud grillino, Barbara Lezzi.

Federico Fubini stamattina mette in fila sul Corriere i motivi per cui i franco-indiani vogliono sfilarsi e quanto ci rimetterà l’Italia per colpa del governo:

«L’errore costerà carissimo. La fattura dell’intera vicenda per i conti pubblici alla fine potrebbe infatti raggiungere i sei miliardi. A un miliardo circa ammontano le perdite di esercizio dell’amministrazione straordinaria di governo. Mittal chiederà poi di rivalersi sullo Stato per i 300 milioni spesi in bonifiche nell’ultimo anno, mentre solo per rendere sicuro l’impianto spento serviranno altre bonifiche per un miliardo. Ci sono poi i 12.500 dipendenti Ilva, dove la cassa integrazione riconosce oggi 22 mila euro l’anno in media. L’indennità per tutti costa almeno 250 milioni l’anno, circa 3,5 miliardi fino a che i disoccupati ex Ilva andranno in pensione tra una quindicina d’anni. Inoltre, lo Stato rinuncia a quattro miliardi di investimenti a cui erano vincolati i Mittal».

«PAGHERANNO GLI ITALIANI, È INACCETTABILE»

In un editoriale sul Sole24Ore, Fabio Tamburini rincara la dose, spiegando come lo scudo penale non fosse un «privilegio illegittimo» ma un impegno assunto dallo Stato nero su bianco e concesso già ai commissari straordinari:

«Come poteva il governo non sapere che in Europa c’è una crisi di sovracapacità produttiva drammatica? Come poteva non sapere che ArcelorMittal sta perdendo a Taranto la modica cifra di circa 2 milioni al giorno? Come poteva non sapere che la magistratura tarantina è tornata assai belligerante? Il risultato della decisione di abolire lo scudo penale ha avuto come effetto di minare la credibilità internazionale dell’Italia e di fornire un alibi perfetto ad ArcelorMittal. E naturalmente la multinazionale ha colto l’occasione al volo. Adesso il governo è in un vicolo cieco. Il rischio è che la vicenda Ilva possa chiudersi con un bilancio di perdite a carico dello Stato pesante: diversi miliardi di euro. E il conto potrà risultare perfino superiore agli oltre 9 miliardi finiti dalle casse dello Stato nel pozzo senza fondo di Alitalia. La certezza è che chi pagherà il prezzo dell’improvvisazione e dell’incompetenza sarà, ancora una volta, il mitico Pantalone, cioè quegli italiani, pochi, che pagano le tasse fino all’ultimo euro. Ciò è francamente inaccettabile».

LE GRAVISSIME COLPE DEI MAGISTRATI

Il Sole24Ore smonta poi una a una tutte le soluzioni alternative proposte da Giuseppe Conte, grillini o il governatore pugliese Michele Emiliano: il subentro di Cassa depositi e prestiti è infatti «impossibile», la nazionalizzazione, come dichiarato anche dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, «è una pericolosa illusione», sostituire gli altoforni con forni elettrici per ridurre l’inquinamento è «impraticabile perché serve molto gas e molto rottame», che l’Italia non ha. L’idea di avviare un «cantiere Taranto» è invece niente di più che «un’arma di distrazione. E di complicazione».

Come sottolinea ancora il quotidiano economico,

«un governo che avesse davvero un interesse ad attirare investitori in Italia avrebbe messo mano a quell’anomalia tutta italiana, e in particolare del Meridione, dove un giudice può cogliere l’occasione di un fatto grave (un incidente mortale collegato all’Altoforno 2) per bloccare tutta un’attività; purtroppo incidenti gravi ci sono stati anche in altre acciaierie, per esempio a Padova, ma il mantenimento in funzione degli impianti non è mai stato messo in discussione dai giudici di quel territorio. Assolutamente doveroso adeguare sempre gli impianti agli standard di massima sicurezza, ma bloccare tutta l’attività serve solo a deindustrializzare un territorio. Per ragionare di come si possa creare un clima favorevole agli investimenti al Sud bisogna prima di tutto intervenire sulla certezza del diritto».

Ma questi ragionamenti al governo non interessano. Chi ha bisogno dell’Ilva quando si possono allevare le cozze?

Foto Ansa