Il calcio comprato dalle tv

Il grafico della settimana

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C’era una volta il calcio che si finanziava vendendo i diritti televisivi delle partite. C’era una volta la Lega Calcio che trattava per tutti e fra tutti divideva equamente il bottino: tanto alla Juve, tanto all’Empoli. E ci sono ancora, ma intorno a loro molte cose sono cambiate. Se è vero che sempre il calcio ha usato la tv per finanziarsi – e tuttora la usa -, da tempo si pone il caso, in Italia e in Europa, di grandi catene televisive e holding della comunicazione che diventano proprietarie di squadre di calcio. In Italia è il caso del Milan, legato da vincoli proprietari alla Fininvest, in Francia è il caso del Bordeaux, il quale appartiene a M6, un canale televisivo, e al suo partner tedesco Ufa-Sports, che in Germania possiede RTL, prima tivù privata del paese, ed è azionaria di Borussia Dortmund, Amburgo, Herta Berlino e Norimberga. In Spagna il gruppo Zeta è proprietario del canale Antenna 3 e controlla il club del Majorca, finalista di Coppa Uefa. Canal+, che in Italia detiene Telepiù, è azionista sia di una squadra francese (il Paris-Saint-Germain) che di una Svizzera (il Servette). Sebbene più raro, si dà anche il caso contrario, cioè quello di club che diventano proprietari di televisioni. Da sabato scorso la società SDS, formata da Lazio, Roma, Parma e Fiorentina, è proprietaria del 12% della piattaforma numerica della Telecom nota con il nome di Stream, che parteciperà alla prossima asta per i diritti delle trasmissioni criptate (quelle cioé a pagamento). Quanto è condizionabile il calcio agonistico da questi assetti proprietari? Potremmo avere campionati inquinati da conflitti di interessi e da manovre finanziarie per la conquista di quote azionarie? Diciamo che potrebbero crearsi delle situazioni ambigue. Per esempio quella in cui un network televisivo versa annualmente cifre importanti alla Lega Calcio per pagare i diritti televisivi in chiaro che gli sono stati venduti e allo stesso tempo è proprietario di qualche squadra di calcio. Si può immaginare che verso quella squadra l’establishment calcistico avrà un occhio di riguardo? Oppure potrebbe darsi il caso di alcune squadre che, in quanto azioniste di un network che partecipa a un’asta di diritti televisivi, versano denaro ad altre squadre del loro stesso campionato per trasmettere le loro partite. Si può immaginare che gli incontri fra queste squadre saranno un po’ condizionati da tale fatto? In Europa qualcuno comincia a preoccuparsi e a prendere provvedimenti. In Inghilterra il governo ha impedito a BSkyB, che detiene i diritti televisivi della Premier League, di acquisire il Manchester United per evitare la creazione di una “posizione dominante”. A Bruxelles l’Unione Europea ha emesso una raccomandazione per limitare a tre anni la durata massima dei contratti di cessione dei diritti televisivi del calcio. In Italia il contratto fra la Lega calcio e la Rai per i diritti televisivi in chiaro vale per sei anni. Una specie di monopolio. Ma siamo in Italia, no?

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