Il 30% dei cattolici in Germania vuole lasciare «presto» la Chiesa

Continua a un ritmo impressionante l’emorragia di fedeli in Germania. La maggior parte scappa dalla «tassa ecclesiastica» obbligatoria, ma a mancare è l’anima

Il 30% dei cattolici tedeschi «sta pensando di lasciare presto la Chiesa». È quanto scoperto da un recente sondaggio dell’Insa pubblicato da Die Tagespost. Davanti all’affermazione «sono un membro della Chiesa cattolica e sto pensando di lasciarla presto», il 54% degli intervistati dice di non essere d’accordo, il 9% è indeciso, il 7% non ha risposto, mentre il 30% si ritrova descritto nella dichiarazione.

LA TASSA ECCLESIASTICA

La ricerca arriva a un mese dalla pubblicazione delle statistiche ufficiali della Chiesa tedesca, che hanno certificato un calo record dei fedeli: 272.771 persone hanno abbandonato la Chiesa cattolica nel 2019 contro i 216.078 del 2018. Molti di coloro che presentano una rinuncia scritta, lo fanno per motivi economici: chi si registra come fedele cattolico, infatti, deve versare obbligatoriamente l’8-9% dei propri guadagni attraverso la dichiarazione dei redditi alla Chiesa. Chi non si registra, o rinuncia, non può ricevere i sacramenti né un funerale religioso.

Come spiegato da Tempi nell’articolo “Germania, una Chiesa così perfetta che Cristo è un optional“, la tassa ecclesiastica

«è l’elemento più problematico, oltre che il più redditizio. In Germania non esiste l’equivalente dell’8×1000, ma lo Stato, sulla base di una tradizione che risale ai concordati ottocenteschi e a quello con il Terzo Reich, funge da agenzia di riscossione per le Chiese. Si tratta di una tassa alquanto salata, se si pensa che, a fronte di circa venticinque milioni di cattolici (meno della metà dei cattolici italiani), la Kirchensteuer nel 2018 ha fruttato alla Chiesa tedesca 5,6 miliardi di euro (cinque volte le entrate dell’8×1000). Quindi, l’unico modo per evitare di pagare questa tassa è dichiarare la propria “uscita dalla Chiesa” (Kirchenaustritt), con una procedura complessa. Ciò nonostante, le richieste di uscita stanno aumentando di anno in anno, da una media annuale tra lo 0,3 per cento e lo 0,5 per cento del numero complessivo di fedeli contribuenti tra il 1990 e il 2017 a picchi intorno all’1 per cento nel 2018 e nel 2019 ».

DIVENTARE UGUALI AL MONDO

Per far fronte all’emorragia di fedeli, che investe anche la Chiesa evangelica di Germania, che racchiude 20 denominazioni protestanti inclusi i luterani, i vescovi tedeschi hanno iniziato un cammino sinodale con l’obiettivo di stravolgere dottrina e pastorale cattoliche in Germania. Il primo incontro del sinodo è avvenuto a gennaio, il secondo doveva tenersi a settembre, ma è stato spostato a febbraio 2021 a causa del coronavirus. Il percorso dovrebbe chiudersi a febbraio 2022.

Alla radice del sinodo c’è un’idea precisa: per frenare il calo di fedeli «occorre “aggiornare” la Chiesa, rendendola più attraente per il mondo. Peccato che l’emorragia di fedeli dalle tasse ecclesiastiche colpisca in misura uguale, se non maggiore, anche la Chiesa evangelica tedesca, che pure ha già da anni, se non da secoli, posto in essere quanto il cattolicesimo progressista oggi pretende». Sono in tanti invece a pensare, a partire da Benedetto XVI, che il problema sia piuttosto la presenza di strutture perfette ma senza anima.

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