Ici per le paritarie. «Il ministro Padoan non la racconta giusta. Serve una nuova legge per la parità fiscale»

«Siamo lontani dalla soluzione dei contenziosi». Intervista a Roberto Pasolini, rettore ed esperto di legislazione scolastica: «Avanti con la proposta di legge promossa da Tempi»

Nemmeno Roberto Pasolini, rettore ed esperto di legislazione scolastica, si dice convinto della risposta data al question time del ministro Pier Carlo Padoan in merito al versamento dell’Ici da parte delle scuole paritarie. Come è noto, il dibattito suscitato dalla sentenza della Cassazione su due istituti di Livorno ha messo in allarme il mondo delle scuole non statali italiane. Tempi ha proposto una legge di iniziativa popolare, che ha già trovato le adesioni di don Francesco Macrì, presidente Fidae, e dell’onorevole Mario Mauro.

CONTENZIOSI. Da sempre impegnato per l’ottenimento della autonomia delle istituzioni scolastiche, Pasolini è stato tra i fondatori della Conferenza Permanente delle Autonomie e, tra l’altro, ha fatto parte del gruppo del 250 “saggi” e del gruppo di lavoro per la parità scolastica presso il Miur. «Più che una parola chiara, quella del ministro Padoan a me pare essere solo una parola», spiega a tempi.it. «Siamo lontani dalla soluzione dei contenziosi che, come si è visto con le sentenze sulle due scuole livornesi, hanno radice nel mancato riconoscimento della parità fiscale per le scuole riconosciute dallo Stato come parte integrante del sistema di istruzione nazionale. Quando il ministro richiama le regole fissate dal governo Monti, tutt’al più fa riferimento alle scuole paritarie che rientrano nell’ambito di istituzioni religiose. Infatti quella norma fu fatta per salvaguardare gli enti ecclesiastici dal pagamento dell’Ici».

LA CONTRADDIZIONE. Secondo Pasolini esiste «una contraddizione. Perché da una parte Padoan dice che è tutto chiaro come da decreto Monti sulla controversia Ici-Chiesa. Dall’altra ridimensiona la sentenza della Cassazione in quanto contenzioso pregresso riguardante l’Ici. Ma come fai a sostenere che c’è chiarezza normativa già nel decreto Monti sull’Ici e al tempo stesso dire che una sentenza che prende in considerazione un caso basato proprio su quel decreto fa parte del contenzioso “pregresso”, quindi superato? Se fosse tutto chiaro già nel decreto Monti non ci sarebbero stati i verdetti della Cassazione».
L’unica cosa chiara quindi è «che il ministro non la racconta giusta. Infatti, il problema sollevato dalla Cassazione è di sostanza. Non c’entra nulla la pregressa Ici piuttosto che l’attuale Imu. Se le famiglie pagano le rette per mandare i figli nelle scuole paritarie e la legge dice che “attività commerciale” è qualsiasi servizio fornito dietro il versamento, pur minimo, di un contributo economico, si chiami Ici o Imu, la sostanza del problema rimane. Tant’è che la Cassazione dice che è irrilevante la natura no profit e il bilancio in passivo delle due scuole, poiché a configurare una attività come “commerciale” è sufficiente l’idoneità a conseguire ricavi anche al solo fine di pareggio di bilancio».

AVANTI CON LA PROPOSTA DI TEMPI. Pasolini dunque concorda che «non c’è altro modo di risolvere alla radice la questione se non una legge che chiarisca una volta per tutte che la legge Berlinguer per la parità scolastica stabilisce anche la parità fiscale per tutte le scuole, statali e non statali. Tra l’altro, se non si fa una legge così, mi attenderei anche contenziosi di altra natura. Tipo il ricorso in Europa da parte di quelle scuole paritarie che non fanno parte di istituzioni ed enti ecclesiastici di cui si occupa il decreto Monti. Perciò, avanti con la proposta di legge promossa da Tempi».