I Poveri – S. Francesco e Black Bloc, Demetrescu reinterpreta gli scontri di Roma

La Roma lacerata dagli scontri è ispirazione pura per Camilian Demetrescu. Il maestro, spinto da un irrefrenabile impulso creativo, nel giro di una notte porta a compimento l’opera I Poveri – S. Francesco e Black Bloc e sceglie il santo di Assisi perché: «nei suoi occhi brilla la bellezza divina che ci illumina anche oggi»

Mentre Roma brucia sotto il cielo terso di un atipico sabato di ottobre, scorticata da valanghe di sampietrini e immensa come sempre, ma fragile e impreparata come non mai, c’è chi si ferma a osservare e a pensare. E’ il maestro rumeno Camilian Demetrescu, spettatore silente ma non immobile di quanto accaduto, a raccontarci con pochi tratti di matita il nuovo volto sfigurato della nostra città eterna.

 

Lo ha intitolato I Poveri – S. Francesco e Black Bloc il disegno nato nella notte successiva al tumulto, quando tutto ormai taceva. «Ho fatto questo disegno nella notte tra il 16 e il 17 ottobre» racconta il maestro. «Un giorno prima, sabato 15, avevo vissuto due eventi significativi per la mia esistenza. Partecipavo ad un Simposio internazionale ecumenico a Cluj, nella mia Romania, con un intervento registrato in audio sul tema “La bellezza del corpo e il mistero dell’uomo”. Nel pomeriggio a Roma si scatenava l’inferno. Una coincidenza che aggiungeva al mio discorso un argomento in più, riguardante il divenire della condizione umana nel nostro tempo».

«Nell’aula magna dell’università Victor Babes della Transilvania iniziavo il mio intervento con le parole di Sant’Agostino: “Sfigurati dal peccato originale, la meta del nostro cammino in questa vita è di ritrovare la perduta assomiglianza col volto di Dio, nostro creatore. E’ certamente una delle più profonde riflessioni sul significato cristiano dell’esistenza”. Riprendendo Sant’Agostino citavo Adalbert Stifter (scrittore austriaco) che nel 1847 scriveva: “L’unico peccato mortale nell’arte è quello che si commette contro la somiglianza a Dio dell’essere umano». Ecco cosa è successo quel giorno, la pubblica avversione a qualcosa, che seppur materiale e creato dall’uomo, ci avvicina al Creatore. Per rafforzare il suo discorso, Demetrescu cita anche lo scrittore Montesi che di fronte alla caduta nell’abisso della negazione di qualsiasi tradizione afferma che “L’uomo, in quanto essere spirituale e morale, compare oggi come una scultura di Epstein o di Arcipenko, o come una figura di Picasso e di Salvator Dalì. La giusta misura e i rapporti giusti sono scomparsi, le ipertrofie e le atrofie si accumulano, formando una orribile caricatura”.

 

E di fronte alla caricatura vivente dell’Urbe di sabato scorso ecco delinearsi il disegno del maestro: il volto dell’anarchia trionfante impersonato da un adolescente nascosto sotto il famigerato cappuccio del Black Bloc, simbolo della caduta abissale dell’immagine dell’uomo disintegrato dal peccato originale del nostro tempo, la cui mano stringe una pietra, si erge maestoso al di sopra della esile sagoma di San Francesco. «Sfigurato non dal peccato originario – che ha riscattato con la sua vita esemplare, ma dai chirurghi maldestri del tempo, San Francesco ha ritrovato veramente la perduta somiglianza col volto del Creatore. Nei suoi occhi brilla la bellezza divina che ci illumina anche oggi». La magrezza del santo cela qualcosa di immensamente grande, un messaggio di speranza dopo l’ennesimo attentato a una civiltà, trasbordante di un’umanità e di una spiritualità che non riusciamo a cogliere, a cui troppo spesso ci dimentichiamo di appartenere.