I nove milioni di spettatori di Servizio Pubblico sono come i nove personaggi secondari di Così è (se vi pare)

Gli spettatori restano basiti, e dopo tre ore ognuno permane nella convinzione che aveva prima che sulla stanza della tortura si accendesse la lucina delle telecamere.

Tratto dal blog di Antonio Gurrado – Rassegniamoci, viviamo nella terribile era dell’immediato in cui, per avere ragion d’essere, ogni commento dev’essere quanto più appiccicato all’evento di cui parla; se non contemporaneo a esso; se non anticipato. Di conseguenza internet, che è strumento elastico volto alla rapidissima diffusione dei contenuti, finisce per ottenere due inattese conseguenze. La prima è che l’autorevolezza contenuto perde d’importanza a discapito della velocità con cui lo si veicola; è come se sul podio della Formula1 salissero i copertoni anziché i piloti. La seconda è che lo schema interpretativo degli avvenimenti, anche sulla lunga distanza, viene calibrato sulla reazione contingente e non sulla solidità dei classici che hanno secolarmente formato il comune pensare.

Esempio: l’eventissimo di gennaio è stata l’ospitata di Berlusconi da Santoro. Ormai risale a dieci giorni fa, quindi internet non dovrebbe occuparsene più; sono sopraggiunti altri tempi, altre cure, altri pensieri. I giornali invece di tanto in tanto vi fanno fugace riferimento, per lo più incidentale, e soprattutto dopo essersi affrettati a fornire al mattino dopo ampio risalto alle reazioni emerse sulle reti sociali man mano che la trasmissione si dipanava. Se uno invece avesse avuto, come me, tutto l’agio di guardare Berlusconi, e pensarci, guardare Santoro, e pensarci, andare a teatro, e pensarci, ricordarsi per caso della tesina su Pirandello che aveva presentato alla maturità quando ancora era un esame serio e si aveva facoltà di presentare saggi monografici lunghi quanto le attuali tesi di laurea breve, ossia trenta pagine, nonché di fare tutta una serie di altre cose utili al proseguimento della vita e contemporaneamente pensare alla trasmissione de La7 che diventava progressivamente obsoleta – dicevo, se uno anziché ricopiare le reazioni becere da facebook e quelle sgrammaticate da twitter avesse potuto considerare l’attualità sub specie aeternitatis, e la tv come un nano sulle spalle di un gigante classico della letteratura, si sarebbe accorto senza meno che i nove milioni di spettatori di Servizio Pubblico sono come i nove personaggi secondari di Così è (se vi pare), al momento in tournée nell’allestimento di Michele Placido.

Se per stare su internet non abbiamo tempo di andare a teatro, almeno rileggiamoci il copione su wikisource. Dopo essersi lungamente lambiccati su chi abbia ragione fra il signor Ponza e la signora Frola sua suocera, e vedendo che a furia di ragionare e discutere non si riesce a venire a capo della vera identità della signora Ponza (è la figlia dell’una o la seconda moglie dell’altro?), questi nove personaggi secondari che occupano costantemente il centro della scena optano per il confronto diretto quale soluzione finale: “Mettendoli insieme, ora, di fronte, vuoi che non si scopra dove sia il fantasma, dove la realtà?”.

I nove milioni di spettatori si sono sintonizzati su La7 perché convinti che quest’incontro frontale coram populo fra Berlusconi e Santoro avrebbe portato uno dei due a soccombere e a rivelare da che parte stesse la verità. Chiusi nello stesso studio, sotto l’occhio impassibile delle telecamere, o Berlusconi avrebbe ammesso che Santoro aveva ragione, e che le accuse contro di sé erano veritiere, oppure Santoro avrebbe ammesso che Berlusconi aveva ragione, e che le accuse contro di lui erano montate. Tempo tre ore ed entro mezzanotte si sarebbe dissolto il mistero che da un ventennio ossessionava l’Italia intera; lo studio televisivo sarebbe diventato ciò che il palcoscenico era per Pirandello, e che Giovanni Macchia definiva efficacemente “stanza della tortura”. Questo marchingegno psicologico aveva garantito l’enorme successo del suo teatro, attirando il pubblico con la prospettiva di raffrontare due versioni inconciliabili e poi lasciandolo in sospeso.

In Così è (se vi pare) il signor Ponza accusa la signora Frola di essere pazza, e la signora Frola accusa il signor Ponza di essere malato; lei dichiara di simulare la propria pazzia per compiacere il genero, e lui di simulare la propria malattia per assecondare la suocera; l’uno rivendica che la suocera sa benissimo che la signora Ponza è la sostituta della figlia morta, l’altra invece che il genero è consapevole che costei sia davvero la moglie originaria. Eppure, posti uno di fronte all’altra, i due protagonisti smettono di urlarsi addosso, si abbracciano, piangono insieme; lui ammette di essere malato come dice la suocera, lei di esser pazza come sostiene il genero. La prospettiva parziale di ciascuno dei due è necessaria alla definizione dell’identità dell’altro. I nove testimoni, che credevano di risolvere in un sol colpo la questione, restano sgomenti e conservano ognuno la propria idea, chi per il signor Ponza, chi per la signora Frola.

In Servizio Pubblico Santoro sostiene di non credere a Berlusconi e Berlusconi di non fidarsi di Santoro. Urlano e si accusano ma poi si scambiano battute e occhiate complici; ridono insieme e sono pronti ad ammettere ammiccando di essere ciascuno un po’ come l’altro lo descrive, per quanto distante possa essere quest’identità fantasmatica dall’idea che hanno di sé. Gli spettatori restano basiti, e dopo tre ore ognuno permane nella convinzione che aveva prima che sulla stanza della tortura si accendesse la lucina delle telecamere.

E la signora Ponza, ossia la verità oggettiva? Negli allestimenti pirandelliani è una giovane che appare di spalle o col volto velato mentre il marito e la suocera la cingono simultaneamente per appropriarsene. In Servizio Pubblico è il duplice Marco Travaglio, adamantino censore per Santoro e diffamatore professionista per Berlusconi; entrambi ne hanno bisogno per definire e difendere la rispettiva identità di accusatore giusto e di vittima innocente. Il finale è parallelo. In Pirandello, la signora Ponza conclude: “Per me, io sono colei che mi si crede”. Da Santoro, Berlusconi uscendo dallo studio si lascia sfuggire: “Non lasciatevi infinocchiare da questi qui”.