I “Giovani turchi” spostano il Pd a sinistra. Allontanandolo da Monti e Renzi

Nell’editoriale di oggi sul Corriere, Antonio Polito analizza i risultati delle parlamentarie: «Pier Luigi Bersani non è mai stato così saldamente al comando del Pd, ma il Pd non è mai stato così a sinistra».

I “Giovani turchi” guadagnano spazio nel Pd. Spostandone inevitabilmente gli obiettivi verso posizioni meno centriste. Ai risultati delle parlamentarie del centrosinistra è dedicato l’editoriale di oggi del Corriere della Sera di Antonio Polito, che evidenzia come «Pier Luigi Bersani non è mai stato così saldamente al comando del Pd, ma il Pd non è mai stato così a sinistra. (…) L’esito ha premiato con nettezza i più radicali sui temi sociali (Fassina a Roma e Damiano a Torino in particolare) e i più attivi sul territorio (spesso giovani e sconosciuti). Il responso sull’identità del partito forgiato da Bersani è dunque chiaro: quello che era un “amalgama mal riuscito” di diverse tendenze (così lo definì D’Alema) è diventato una forza di sinistra».

HANNO FORGIATO UN’IDENTITÀ. Una forza che diventa più omogenea, scevra da contaminazioni liberal-riformiste e sempre meno aperta ai “popolari”: il Partito Democratico si fa sempre più robusto: «Il simbolo di questa vera e propria mutazione genetica – continua Polito – sta nel successo dei cosiddetti “Giovani turchi”, il gruppetto di trenta-quarantenni che in questi anni sono stati l’ala marciante della corrente del segretario, combattendo le battaglie che lui non poteva combattere in prima persona». Tutto questo in due direzioni: per liberarsi dai vecchi “elefanti” del partito e per forgiare un’identità più radicale, attaccando Renzi e Monti.

ALLEANZA POST-ELETTORALE. Quanto accaduto nei seggi lo scorso week-end rafforza enormemente Bersani, «però questi giovani che arriveranno in parlamento sull’onda di migliaia di voti delle sezioni e non per grazia ricevuta dal segretario, saranno anche molto più indipendenti, e liberi di combattere le loro battaglie politiche». Tutto questo però, rischia di rendere più complicato un avvicinamento post-elettorale con Monti. «(Bersani) se e quando proporrà questa alleanza (cosa che sarà addirittura necessaria nel caso che al Senato la sinistra non sia autosufficiente) non dovrà più convincere solo una settantina di recalcitranti deputati vendoliani, ma anche una settantina di deputati del suo partito che hanno raccolto voti su una linea di forte ostilità, talvolta persino sprezzante, all’area e all’agenda Monti». Bersani tenterà di mediare, come già ha fatto ieri inserendo nel suo listino il giuslavorista Carlo Dell’Arringa, «ma gli equilibri politici nei gruppi non saranno fatti dagli “indipendenti” nominati dal segretario, bensì dagli eletti e dalle loro correnti».