I francesi vogliono più aiuti alle madri, non più accesso all’aborto

Il governo vuole estendere la possibilità di abortire in Francia, il popolo vuole alternative. Un sondaggio ribalta la narrazione su un «diritto fondamentale delle donne»

Oggi il parlamento francese inizierà il dibattito su un progetto di legge volto a estendere il periodo legale di accesso all’aborto: da 12 a 14 settimane di gravidanza. Non è bastato, nei mesi scorsi, nel bel mezzo «dell’epidemia più grave dell’ultimo secolo in Francia», che il ministro della salute Olivier Véran ingaggiasse una battaglia per rendere l’aborto farmacologico a domicilio disponibile al 100 per cento durante la quarantena – «inquietante» per il ministro apprendere infatti che nell’ultimo periodo i dati sulle interruzioni di gravidanza fossero calati, necessario, a suo parere, prolungare il periodo in cui fosse possibile ingerire la pillola abortiva dalle 9 alle 10 settimane di gestazione. Non è bastato perché oggi, mentre la Francia supera i 10 mila contagiati quotidiani da Covid, il governo continua la sua marcia per estendere quello che invece dell’ultima spiaggia è diventato il «diritto fondamentale delle donne», un diritto che in numeri, nel 2019, si è tradotto in 232.200 bambini mai nati contro 753.000 nascite.

UN ABORTO OGNI TRE NATI «È PREOCCUPANTE»

Eppure. Eppure «inquietante», di più, «preoccupante» è l’aggettivo più usato dai francesi per commentare non il calo bensì il numero di aborti effettuati ogni anno in Francia. Alla vigilia del dibattito parlamentare un sondaggio Ifop commissionato dall’associazione Alliance Vita e pubblicato dal Figaro trova infatti il 51 per cento dei francesi concordi nel ritenere questa situazione «preoccupante perché l’aborto resta un atto che preferiremmo evitare». Non solo, il 92 per cento degli intervistati ritiene che un’interruzione di gravidanza «lasci tracce psicologiche drammatiche nelle donne», l’esatto contrario di quanto afferma il governo sul suo sito ufficiale, dove il ginecologo Philippe Faucher afferma che «non esistono conseguenze psicologiche a lungo termine dell’aborto» e che se alcune donne «sono tristi» o «piangono» non dovrebbero esitare a consultare uno psicologo.

I FRANCESI VOGLIO PIÙ AIUTI ALLE MAMME, NON PIÙ ACCESSO ALL’ABORTO

Altro dato: il 73 per cento dei francesi ritiene che «la società dovrebbe fare di più per aiutare le donne a evitare di ricorrere all’interruzione volontaria della gravidanza». La società, non la contraccezione, ampiamente utilizzata in Francia. Di più: l’84 per cento dei francesi vorrebbe vedere ripristinati nel dettaglio le informazioni sugli aiuti (sociali, psicologici, finanziari) disponibili per le donne incinte e le giovani madri, presenti fino al 2001 all’interno dell’opuscolo ufficiale distribuito alle consultazioni per abortire: ora il libretto riporta solo le istruzioni e le descrizioni dei vari passaggi per interrompere la gravidanza. Infine viene chiesto ai francesi se ritengono necessario avviare da parte dello Stato una campagna di «prevenzione reale dell’aborto» e la realizzazione di uno studio «per analizzare cause, condizioni e conseguenze dell’aborto»: l’88 per cento dei francesi si dichiara favorevole.

L’APPELLO A RIBELLARSI DEI VESCOVI

«Può una società essere fraterna quando non ha niente di meglio da offrire alle madri in difficoltà dell’eliminazione del figlio che portano in grembo?» chiedono i vescovi francesi in una nota diffusa al termine della riunione del Consiglio permanente che si è tenuta a Parigi, appellandosi a tutti i cittadini, soprattutto cattolici, perché manifestino le proprie riserve e la propria contrarietà ai provvedimenti contenuti nel progetto di legge sulla bioetica e i tentativi di ridurre un bambino a cosa da desiderare, produrre e scegliere. «Può una società essere fraterna quando predispone la nascita di figli che non avranno un padre o al massimo un solo genitore? Può una società essere fraterna quando rinuncia a riconoscere i ruoli di madre e padre, quando non riconosce più che il luogo degno della generazione di un essere umano è l’unione corporea di un uomo e di una donna che hanno scelto di unire le loro vite?».

SE PARLI DI ALTERNATIVE FINISCI AL GABBIO

Su quale necessità si fonda il disegno di legge per estendere il periodo legale di accesso all’aborto in Francia allora? Chi lamenta o sente la necessità di misurare una società sulle interruzioni di gravidanza? Il sondaggio parla chiaro: secondo la stragrande maggioranza della popolazione la domanda da rimettere al centro dell’agenda di governo non è come aumentare gli aborti ma come prevenirli. Ma nel paese superprogressista – in cui chi osa pubblicare anche solo su internet informazioni sulle possibilità alternative può beccarsi fino a due anni di carcere e 30 mila euro di multa, il paese in cui si impone un periodo di riflessione per rifarsi il seno ma non per abortire il proprio bambino, il paese che si prepara a riprendere in Senato la discussione sulla revisione della legge sulla bioetica – nemmeno questa, laicissima, domanda può trovare cittadinanza.